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Minacce di guerra tra Usa e Nord Corea. Giappone auspica negoziati

Missili nordcoreani - AP

Missili nordcoreani - AP

Continua a rimanere alta la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti dopo il fallito test missilistico dei giorni scorsi e la visita del vice presidente americano Mike Pence a Seul. Pyongyang evoca lo spettro della guerra nucleare, mentre gli Usa valutano ogni opzione. Il servizio di Michele Raviart:

“Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento nella penisola coreana”, ha dichiarato ai giornalisti l’ambasciatore della Corea del Nord alle Nazioni Unite, mentre il vice ministro degli Esteri nordcoreano ha detto di essere pronti “ad una guerra totale se gli Usa saranno così sconsiderati da usare mezzi  militari”. In questo clima, suggellato dall’invito di Trump a “comportarsi bene” rivolto al leader nordcoreano Kim Jong-Un continua la visita del vicepresidente Mike Pence in Corea del Sud. “E' finita l'ora della pazienza strategica”, gli Stati Uniti cercheranno di garantire la sicurezza nella zona “con mezzi pacifici, ma tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha detto visitando la zona demilitarizzata al confine tra le due Coree. Intanto, mentre Washington e Seul hanno deciso di anticipare il dispiego dello scudo antimissile Thaad, ha parlato anche il premier giapponese Shinzo Abe, che sarà incontrato in questi giorni da Pence. Abe ha sottolineato l'esigenza di anteporre le trattative diplomatiche prima di pensare a ricorrere all'uso della forza.

Ma c’è ancora spazio per un negoziato traStati Uniti e Corea del Nord? Giancarlo La Vella ne ha parlato con Luciano Bozzo, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Firenze:

R. – Sì, spazio c’è ancora perché evidentemente un eventuale guerra non è sicuramente nell’interesse cinese e certamente non nell’interesse della Corea del Sud e neppure del Giappone. La situazione indubbiamente è tesa perché sia da parte nordcoreana sia da parte degli Stati Uniti si sono adottate delle posizioni rigide ed è difficile in questo momento deviare rispetto alla rotta intrapresa, senza perdere la faccia di fronte alla propria cittadinanza.

D. – Già in passato Pyongyang ha fatto leva sul discorso del nucleare per poi puntare ad avere aiuti umanitari: di fatto, è un Paese in grossa difficoltà. La situazione, secondo lei, anche questa volta potrebbe essere risolta in questo modo?

R. – La Corea del Nord ha optato per la scelta nucleare al fine di ottenere dei vantaggi sul tavolo negoziale; lo ha fatto anche per ragioni di prestigio internazionale e anche per mettersi possibilmente al riparo da attacchi esterni che potessero, appunto, portare a un “regime change”, per cui una grande potenza esterna – gli Stati Uniti – oserebbe intervenire come per esempio ha fatto in Iraq, di fronte a un avversario dotato di armi nucleari, per ovvi motivi. Però, probabilmente, oggi la situazione è mutata e per il regime nordcoreano ormai si è raggiunto un punto in cui è difficile tornare indietro e probabilmente si perseguono anche scopi più ambiziosi, volendo svolgere un ruolo di potenza – diciamo così – “regionale”.

D. – Protagonista indiretto di questa crisi è anche la Cina. Quanto la Cina è oggi coinvolta con il regime nordcoreano?

R. – La posizione della Cina è particolarmente interessante e direi anche critica, oggi. I cinesi, naturalmente, hanno nella Corea del Nord un alleato e la Corea del Nord ha sempre trovato nella Repubblica popolare cinese il proprio puntello alla sopravvivenza; d’altra parte, però, la Cina è preoccupata dal degenerare di una situazione che potrebbe coinvolgerla in un conflitto militare dalle prospettive “oscure”. Sicuramente la Repubblica popolare cinese è preoccupata da una possibile evoluzione che potrebbe vedere il crollo del regime nordcoreano e quindi una riunificazione del Paese sotto la bandiera della Repubblica coreana, un avvicinarsi non soltanto di un alleato degli Stati Uniti ma delle truppe americane al proprio territorio nazionale, e vedrebbe queste truppe arrivare in realtà ai confini del proprio territorio nazionale. Quindi, la Corea del Nord per la Cina rappresenta un problema in quanto – appunto – potrebbe trascinarla in un conflitto non voluto; d’altra parte, però, la Cina non può neppure permettersi di abbandonare un alleato, il che mette il Paese in una situazione critica: sostenere il regime nordcoreano per non far sì che esso crolli e, al tempo stesso però, far pressione sul regime affinché non si giunga a un confronto militare. Una posizione ambigua, non facilmente gestibile perché su essa poi si innesta il problema del rapporto con gli Stati Uniti …