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Erdogan 'superpresidente'. Trump si congratula, Osce boccia il voto

Recep Tayyip Erdogan, con i suoi sostenitori, davanti il palazzo presidenziale ad Ankara, all'indomani della vittoria referendaria - AP

Recep Tayyip Erdogan, con i suoi sostenitori, davanti il palazzo presidenziale ad Ankara, all'indomani della vittoria referendaria - AP

In Turchia, il presidente Erdogan - vittorioso nel referendum di domenica scorsa che amplia i suoi poteri - incassa le congratulazioni della Casa Bianca. Ma questo non placa le polemiche sui presunti brogli e le opposizioni chiedono di annullare il voto referendario. Ma quali cambiamenti costituzionali, introduce la riforma, voluta dal capo di Stato in carica, che muta la Turchia da Repubblica parlamentare a Repubblica presidenziale? Il servizio di Roberta Gisotti:

Non ha atteso il presidente Usa Trump - come era stato prima annunciato - il resoconto degli osservatori internazionali dell’Osce, per telefonare ieri sera al suo omologo turco e congratularsi della vittoria dei sì, pure di stretta misura con il 51,4%, al referendum costituzionale che lo incorona ‘super-presidente’ della Turchia. Si è vantato Erdogan - arringando la folla dei sostenitori ad Ankara - di aver combattuto “le nazioni potenti del mondo”, che lo avrebbero attaccato con “una mentalità da crociati”. Poi la decisione in serata di prorogare di tre mesi lo stato di emergenza, in vigore dal tentato colpo di Stato il 15 luglio scorso e in scadenza questa settimana, e che ora toccherà al Parlamento ratificare. Intanto infuriano le polemiche sulla regolarità del voto referendario. Per gli esperti dell’Osce "non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa" - circa 2 milioni e mezzo le schede sospette - avvalorando le denunce delle opposizioni, che chiedono di annullare la consultazione. E, crescono le voci nelle cancellerie europee per uno stop anche formale alle trattative in corso per l’ingresso di Ankara nell’Ue. 

Ma quali sono i punti della riforma costituzionale, contestati e temuti per una possibile svolta autoritaria? Anzitutto un parlamento indebolito che potrebbe minare il bilanciamento dei tre poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, tutto a favore del capo di Stato, che oggi riveste un ruolo di garante formale dell’unità del Paese e che invece passa a guidare l’esecutivo, può nominare e licenziare ministri, emettere decreti sulla maggior parte delle questioni in capo al governo, nominare i vertiti dell’esercito e dei servizi segreti, i rettori delle università, i dirigenti della Pubblica amministrazione e alcuni vertici di istituzioni giudiziarie.

Erdogan da molti appellato con aggettivi forti per il suo temperamento decisionista, è stato sindaco di Istanbul dal ’94 al ’98, poi primo ministro per tre mandati dal 2003 al 2014, e in quello stesso anno è stato il primo presidente eletto direttamente dai cittadini anziché dal parlamento, con la possibilità di due mandati, fino al 2024. Ma con la sua riforma costituzionale, alle prossime elezione nel 2019, potrebbe essere rieletto presidente per altri due mandati fino al 2029. Una prospettiva che spaventa molti, in Turchia, in Europa e nel mondo.