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Biotestamento: ospedali cattolici chiedono libertà di coscienza

Manifestanti contro le Dat davanti al Parlamento - ANSA

Manifestanti contro le Dat davanti al Parlamento - ANSA

In Italia, è tornato oggi all’esame del Parlamento il Disegno di Legge sul biotestamento. Un centinaio gli emendamenti da votare, sui quali il Governo “si è rimesso all’Aula”. Tra i punti controversi, le Disposizioni anticipate di trattamento, le Dat. Le istituzioni sanitarie cattoliche rivendicano la libertà di coscienza nelle proprie strutture. Roberta Gisotti ha intervistato padre Vincenzo Sorce, vice-presidente dell’Associazione religiosa degli istituti socio-sanitari (Aris):

Il paziente avrà comunque il diritto di abbandonare le terapie, anche contro il parere dei medici, lo stabilisce un emendamento approvato stamane. Padre Sorce, che cosa ritenete inaccettabile di questa legge?

R. – Rivendichiamo per le nostre strutture l’impegno di applicare rigorosamente la legge, salvo la facoltà di non assumerci la responsabilità di assistere pazienti la cui dichiarazione anticipata di trattamento faccia presumere un conflitto difficilmente sanabile con il nostro fermo orientamento etico. Rivendichiamo quindi l’autonomia di libertà e di coscienza, coscienza di operatori sanitari.

D. – Il punto più controverso è quello della sospensione dell’idratazione e della nutrizione artificiale …

R. – Sì, perché queste vengono considerate “cura” e non semplici elementi basilari di sostegno vitale. Questo lascia aperto un vastissimo campo di dissenso etico-antropologico che non può essere sanato da una norma di diritto positivo, per quanta considerazione e rispetto meriti il Parlamento e la funzione legislativa, che in virtù del suo titolo di rappresentanza popolare gli compete.

D. – Naturalmente, però, le Istituzioni sanitarie cattoliche sono contrarie all’accanimento terapeutico …

R. – Assolutamente! Noi non siamo per il dolore e la sofferenza, anzi: la missione proprio delle strutture cattoliche è quella di rispettare la libertà delle persone, di promuoverla, di sostenere nel cammino spesso doloroso della vita, nelle fasi terminali, ma non con un accanimento a qualunque costo, perché questo significherebbe veramente non rispettare la persona.

D. – Padre Sorce, nella pratica che cosa accade? Che voi non ricovererete più pazienti che hanno dato disposizioni anticipate?

R. – Sì. Sono scelte drammatiche, dall’una e dall’altra parte, ma è anche importante e centrale la coscienza e la libertà di coscienza.

D. – E’ pur vero che non sempre si potrà sapere se la persona che è stata vittima di un incidente, ad esempio, ha dato disposizioni o meno …

R. – Io penso che bisognerà lavorare con molta prudenza, con molta attenzione al di là dei moralismi, nel rispetto delle persone, del dolore e della sofferenza, ed accertarsi per quanto sia possibile sull’orientamento della persona.

D. – Prima di arrivare a questo punto ‘di rottura’ tra le istituzioni sanitarie cattoliche e tutte le altre strutture, che cosa vi augurate?

R. – Che possiamo continuare a dialogare per trovare giuste soluzioni nel rispetto del dolore della persona. Questo, indubbiamente. Ma senza nascondersi dietro falsi moralismi, dietro certe forme di rigidità, nel rispetto reciproco delle coscienze.

D. – Rispetto a chi pensa di non voler restare in qualche modo oggetto di una tecnologia che potrebbe anche forzare la natura dell’uomo, che cosa rispondere?

R. – Io penso che non può esserci una tecnologia che si ponga contro la natura dell’uomo, contro la legge naturale, contro la dignità della persona. La tecnologia è uno strumento, non è un assoluto.

D. – Quindi insieme alla tecnologia, però, progredisce il pensiero critico dell’uomo, sul modo di rapportarsi a questa tecnologia …

R. – Il pensiero critico significa confronto, significa dialogo. Siamo davanti a un nuovo rapporto fede-scienza-tecnologia. La tecnologia a servizio della persona e il rapporto con la scienza e la tecnologia nel rispetto di un orizzonte etico, morale, religioso.