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Croce Rossa: serve grande piano d'investimenti per il Sud del mondo

Un'operatrice della Croce rossa soccorre dei migranti recuperati nel Canale di Sicilia - ANSA

Un'operatrice della Croce rossa soccorre dei migranti recuperati nel Canale di Sicilia - ANSA

Dal 9 al 12 aprile si è svolta nella città di Abidjan, in Costa D'Avorio, la Conferenza Panafricana di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. "Investimenti e speranza", chiede la Croce Rossa alla Comunità Internazionale. A distanza di pochi giorni dalla campagna di vaccinazione di massa contro il morbillo lanciata in Guinea da Medici senza Frontiere, Giorgio Saracino ha chiesto a Francesco Rocca, presidente di Croce Rossa Italiana, di cosa si è discusso maggiormente durante l'apppuntamento di quest'anno:

R. – Sicuramente di come cercare di arginare il fenomeno delle emigrazioni di così tanti giovani che lasciano il continente perché senza speranza e senza punti di riferimento. Questo è un tema che, come al solito, da parte di alcuni dei Paesi occidentali, o se vogliamo più fortunati, viene spostato proprio sul tema “altrimenti emigrano”: qui c’è un problema di dignità dell’essere umano, di rispetto della vita che invece dovrebbe essere al centro. Non ci preoccupiamo del fatto che ci siano 20 milioni di persone a rischio della propria vita perché non hanno accesso al cibo e all’acqua, ma ci preoccupiamo che possano venire in Occidente. A me questo sembra il paradosso del mondo moderno di questi ultimi anni. C'è questa inversione di valori: ci si è spostati dal tema della dignità della persona al tema della nostra sicurezza.

D. – Qual è l’appello che Croce Rossa e Mezzaluna Rossa rivolge alla Comunità internazionale?

R. – Quello di fare un grande piano di investimenti: cibo e acqua potabile in molti di questi Paesi. Però non è questo soltanto che dà dignità alla persona, ma è offrire speranza. Se noi andiamo a guardare al continente africano non come un unicum indistinto ma come a un insieme di realtà, ce ne sono alcune che non generano umiliazione perché comunque anche se hanno economie difficili, sono piccole economie che crescono e dove i giovani, le madri, i padri, vedono che c’è un minimo di speranza, nessuno lascia la propria terra perché comunque c’è un radicamento; c’è un radicamento ai luoghi dove sono nati, ai loro affetti, alle proprie tradizioni. È un grande piano di investimenti quello che chiediamo ai governi occidentali: uscire dall’ipocrisia del tema della sicurezza, anche perché se si lavora sul tema della dignità si affronta anche il tema della sicurezza.

D. – Quali sono le malattie che più colpiscono il continente?

R. – Abbiamo ancora la malaria; abbiamo l’Hiv, che non si è fermato nonostante ci siano stati segnali di miglioramenti; abbiamo tutta una serie di patologie che da noi non esistono e che comunque continuano a impattare. Se a ciò si aggiungono la malnutrizione e la debilitazione delle persone, è ovvio che questo crea dei fenomeni devastanti in alcune aree geografiche.