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Regno Unito: via libera della Camera a voto anticipato 8 giugno

La premier britannica Theresa May - REUTERS

La premier britannica Theresa May - REUTERS

Via libera alle elezioni politiche anticipate nel Regno Unito: la Camera dei Comuni ha approvato senza sorprese la mozione del governo Tory di Theresa May per la convocazione del voto il prossimo 8 giugno, superando il quorum richiesto dei due terzi. A favore, oltre ai Conservatori, hanno votato come annunciato dai loro leader, Jeremy Corbyn e Tim Farron, le opposizioni laburista e liberaldemocratica, mentre gli indipendentisti scozzesi dell'Snp si sono astenuti. Dall’Unione Europea, intanto, si afferma che la consultazione non influirà sul processo della Brexit, mentre la May chiede col voto di rafforzare il Partito conservatore. I veri negoziati tra Regno Unito e Unione Europea sulla Brexit, infatti, inizieranno dopo le elezioni. Il servizio di Giancarlo La Vella:

La premier britannica Theresa May vuole dare l’imprinting a questa importante fase della storia politica della Gran Bretagna, l’uscita dall’Unione Europea, chiedendo in anticipo che si formi un Parlamento che rispecchi più da vicino le sue posizioni. Quello delle elezioni anticipate è comunque un passo che potrebbe, in linea teorica, dare vita a qualche ostacolo sulla strada della Brexit. Ne abbiamo parlato con Riccardo Alcaro, responsabile ricerche dell’Istituto Affari Internazionali (Iai):

R. - Credo che nell’intero panorama politico britannico, con qualche eccezione, ci sia la consapevolezza che la Brexit sia ormai un processo avviato, che sia stata presa una decisione. E credo ciò sia ormai acquisito. In questo momento sappiamo che la Brexit succederà.

D. - Succederà anche se per caso in queste elezioni anticipate dovessero vincere i laburisti?

R.  - Naturalmente se dovessero vincere i laburisti si aprirebbero scenari nuovi. Al momento i laburisti si sono espressi a favore del rispetto del risultato referendario. Quindi oggi non vedo elementi per invertire la rotta, però vedremo quali saranno i contenuti della campagna elettorale e vedremo come la imposteranno i laburisti, anche con riferimento a quegli equilibri parlamentari che sono sempre stati a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea.

D. - In che senso le elezioni anticipate possono accelerare o ottimizzare il percorso della Brexit?

R. - Credo che Theresa May abbia indetto le elezioni anticipate per rafforzare la sua posizione interna. E, nella misura in cui la posizione del leader che gestirà il processo della Brexit è più forte, il processo della Brexit potrà essere gestito meglio. Il Parlamento attuale, in particolar modo il Partito Conservatore rappresentato oggi in Parlamento è il Partito Conservatore del premier precedente, David Cameron. Theresa May, andando alle elezioni, vuole in primo luogo avere un’investitura diretta per gestire il più importante negoziato che ha visto coinvolto il Regno Unito negli ultimi 60 anni. C'è poi l’ultima questione: cioè che votando nel 2017 le prossime elezioni saranno spostate al 2022. Questo vuol dire che Theresa May ha più tempo, prima delle prossime elezioni, per dedicarsi al negoziato con l’Ue. La Brexit, infatti, deve concludersi entro il 2019, ma il negoziato che, invece, definirà la nuova relazione tra Regno Unito e Unione Europea può protrarsi per anni. Quindi, spostando in là il termine della prossima elezione, Theresa May si dà un po’ più di respiro.

Da Bruxelles si fa sapere che la decisione delle elezioni anticipate dell’8 giugno in Gran Bretagna non modificherà in alcun modo l’agenda della Brexit. Ma quale influenza il voto anticipato britannico avrà nei rapporti con Bruxelles? Ci risponde Antonio Varsori, docente di Relazioni internazionali all’Università di Padova:

R. – In prima battuta l’aspetto importante è quello di natura interna, però ha conseguenze anche sul piano politico esterno e quindi nei rapporti con l’Unione. E’ chiaro che anche per l’Unione Europea da un lato può essere più difficile negoziare con un primo ministro che si sente più forte, ammesso che le elezioni vadano in un certo modo; dall’altro lato però il primo ministro britannico stesso si può sentire anche legittimato magari a fare delle concessioni. Quindi questo è un aspetto che, a mio giudizio, si vedrà nel corso del negoziato, successivamente.

D. – Durante il processo della Brexit, in questa fase di interregno, come verranno regolati i rapporti con Londra, considerando che l’Unione Europea continuerà a prendere impegni con Paesi extraeuropei, insomma continuerà l’attività internazionale?

R. - Dobbiamo tener conto di una cosa: prima di tutto abbiamo davanti un periodo di alcuni mesi, non dico di stasi, ma di attività di ordinaria amministrazione, perché ci sono tutta una serie di scadenze elettorali: c’è la scadenza elettorale francese, c’è la scadenza elettorale in Germania. Quindi, fino a quando questa fase di elezioni non sarà completata, ho seri dubbi che l’Unione Europea possa assumere decisioni particolarmente importanti. Credo che invece nel periodo successivo molto dipenderà da come il governo di Londra vorrà gestire la questione della Brexit. La mia sensazione è che, pur difendendo interessi che vengono ritenuti importanti, non ci sia la volontà di rompere totalmente con l’Europa; i britannici non sono contrari a forme di collaborazione. Poi, è chiaro, bisognerà vedere anche i futuri equilibri in Germania, i futuri equilibri in Francia, che a loro volta determineranno gli equilibri all’interno dell’Unione Europea.