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Alitalia, i lavoratori votano per il referendum

Alitalia - ANSA

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E' partito in mattinata il referendum tra i lavoratori Alitalia, sull’accordo siglato al ministero dello Sviluppo Economico il 14 aprile per il rilancio della compagnia. Una consultazione fondamentale per evitare il fallimento. Alessandro Guarasci:

Il destino di Alitalia è nelle mani dei suoi lavoratori. Saranno i 12.300 dipendenti della compagnia a decidere, attraverso il loro voto al referendum sul preaccordo siglato da azienda e sindacati, le sorti del vettore. Ci sarà tempo per votare fino al 24 aprile. L’intesa prevede 980 esuberi tra il personale di terra e un taglio degli stipendi del personale navigante dell’8%. Emiliano Fiorentino, Segretario nazionale Fit-Cisl:

“Ovviamente il referendum determinerà il continuamento dell’attività di Alitalia o il prefallimento legato al commissariamento. L’importante in questo momento è trasmettere ai lavoratori, alle persone che rappresentiamo, come stanno le cose perché purtroppo in questi due giorni precedenti al referendum c’è stata un’informazione sbagliata, distorta”.

Una parte consistente dei lavoratori di Alitalia infatti voterà no. Dunque, il risultato del referendum è in bilico. Lo scontento sembra annidarsi soprattutto tra i piloti. Il segretario generale del sindacato Anpac Antonio Divietri:

“Il disagio è fortissimo perché è di tutta evidenza che è una straordinaria ingiustizia andare a colpire dei lavoratori che non hanno alcuna colpa del disastro dell’Alitalia. Ma qual è l’alternativa? L’alternativa è andare al commissariamento, quindi andare probabilmente al fallimento. E in questo caso proprio le fasce più deboli, per esempio quelle degli assistenti di volo, sono quelle che avrebbero un domani maggiori difficoltà a ricollocarsi”.

Il fatto è che Alitalia per evitare ulteriori crisi deve aumentare i ricavi. Cosa non facile per una compagnia che non è né low cost né di grandi dimensioni. Ancora Fiorentino:

“Dal 2008 a oggi sono passati neanche 10 anni e come Alitalia abbiamo subito ristrutturazioni pesanti. Il piano industriale presentato non è un piano industriale di lungo respiro, che dia una prospettiva florida e di rilancio. E’ un piano industriale creato in un momento di estrema difficoltà, che andrà gestito, aiutato per poi arrivare a uno sviluppo vero”.

Insomma, serve rivedere la strategia per fare concorrenza a quelle compagnie che hanno costi più bassi. Vanno ottimizzate le rotte, coprendo tutti i mercati. Ancora Divietri:

“Alitalia deve assolutamente cambiare parte della sua natura, strutturarsi in maniera diversa perché ogni organizzazione dell’azienda deve stare sul mercato: deve stare sul mercato il navigante, la manutenzione, l’handling… Tutto deve essere in linea con il mercato altrimenti succede quello che è successo: 650 milioni di perdita che alla fine vanno a gravare sui salari dei dipendenti”.