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Haiti. Saint Damien l'ospedale pediatrico più grande dei Caraibi

Haiti. Vista di una spiaggia vicino al molo di Jeremie. - AFP

Haiti. Vista di una spiaggia vicino al molo di Jeremie. - AFP

“Salvare i bambini di Haiti e non solo” è la sfida dell’ospedale Saint Damien, il più grande nosocomio pediatrico dei Caraibi. La struttura - voluta da padre Richard Frechette, sacerdote e medico in prima linea da 28 anni - è stata realizzata nel 2006 su un progetto tecnico italiano e grazie al determinante contributo della Fondazione Francesca Rava. Massimiliano Menichetti ha raggiunto nella capitale Port au Prince, Chiara Vermiglio della Fondazione Rava:

R. – L’ospedale si trova a Tabarre, quartiere della capitale, a Port-au-Prince, a circa 10 - 15 minuti di macchina dall’aeroporto. L’ospedale è una struttura fondamentale per il Paese, è l’unico punto di riferimento ed arriva ad assistere fino a 80 mila bambini l’anno. In tutta l’isola, nove milioni di abitanti, ci sono solo tre chirurghi pediatrici e attraverso l’Associazione Italiana di Chirurgia Pediatrica stiamo formando nuovi dottori e stiamo ampliando il reparto di oncologia per i bambini e per la popolazione haitiana perché non ci sono altre strutture pubbliche nella capitale.

D. – Ricordiamo che nel terremoto del gennaio 2010 morirono oltre 230 mila persone, 300 mila rimasero ferite. Fondamentale fu anche in quella circostanza l’attività dell’ospedale…

R. -  L’ospedale anche in questo caso è stata l’unica struttura a non crollare. Le uniche sale operatorie attive in tutta l’isola erano proprio all’interno del Saint Damien. Questo ha fatto sì che la maggior parte degli aiuti convergessero all’interno dell’ospedale,  abbiamo per questo iniziato delle collaborazioni intense anche con la Protezione Civile e la Marina Militare, che ci hanno sostenuto. Nel 2010 la situazione era drammatica,  purtroppo continua a esserlo, ma il Saint Damien è un ospedale dove si può trovare tutto quello di cui le persone, i bambini, hanno bisogno.

D.  – I Caraibi sono spesso associati alle vacanze, ad Haiti si lotta però contro la miseria la fame, le malattie… Qual è adesso la situazione della Repubblica?

R. – Vanta le statistiche tra le peggiori del mondo: un bambino su tre muore prima dei 5 anni. La situazione non è migliorata, non sta migliorando, c’è stato anche il terribile uragano nel 2016, che ha fatto altri morti, ha distrutto le coltivazioni e gli aiuti sono sempre di meno come sempre accade quando c’è un’emergenza: nell’immediato tutti cercano di aiutare il Paese e poi ci si dimentica, ci si allontana.

D. – Lei ha portato un gruppo di volontari in una delle più grandi baraccopoli di Port-au-Prince, cosa avete visto?

R. – Citè soleil è una baraccopoli terribile dove vivono 300 mila persone, si cammina in mezzo a fiumi di spazzatura, alle baracche di lamiera mezze crollate, si vedono centinaia di migliaia di bambini mezzi nudi, che camminano scalzi tra i vetri, tra la sporcizia, che fanno i loro bisogni insieme ai maiali che sono accanto a loro… Si vedono però anche i sorrisi di questi piccoli che quando ci vedono riempiono il cuore perché hanno voglia di giocare, di abbracci, di affetto… Lì c’è caldo, un caldo torrido,  soffocante, caraibico, e si è colpiti da una sete costante, solo che la nostra giornata dura, a Citè soleil, cinque ore e poi torniamo a casa; lì invece per la sete i bambini, le persone muoiono davvero.

D. – Siete impegnati sul fronte dell’ospedale e anche nelle cosiddette scuole di strada…

R. – Per decenni i governi passati hanno messo a pagamento le scuole. La fondazione ha 30 scuole di strada, che consentono l’istruzione a 12 mila bambini e ragazzi, perché la scuola è fondamentale, veramente attraverso l’istruzione si può combattere la povertà.

D . - Come aiutarvi?

R. – Il 5 x mille può essere un aiuto che non costa niente a nessuno, può essere un grandissimo modo per sostenerci. Ma anche venire in fondazione, telefonarci, contattarci, andare sul nostro sito, che è www.nphitalia.org per vedere i nostri progetti, come l’adozione a distanza che è un mezzo semplice per sostenere qualcuno e creare rapporti meravigliosi con i bambini che accogliamo nelle nostre case, per bambini che non hanno genitori.