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Madre Teresa, una goccia d'amore che ha cambiato il mondo

Madre Teresa in visita al Policlinico dove era ricoverato Giovanni Paolo II dopo l'attentato - ANSA

Madre Teresa in visita al Policlinico dove era ricoverato Giovanni Paolo II dopo l'attentato - ANSA

Dalla laurea honoris causa conferita dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, alle raccomandazioni rivolte ai medici del Policlinico Gemelli di difendere sempre la dignità della vita, fino alla nascita dell’Hospice Perinatale. E’ questo il ritratto di Madre Teresa di Calcutta raccontato nel libro “Una goccia d’amore cambia il mondo: Madre Teresa e  l’Università Cattolica”, scritto dal prof. Giuseppe Noia, docente presso l’ateneo del Sacro Cuore. I diritti d’autore del libro saranno devoluti alla Fondazione 'Il Cuore in una Goccia Onlus', che si occupa in particolare dell’accoglienza e della difesa della vita nascente più fragile. Ascoltiamo il servizio di Marina Tomarro:

Se c’è una donna che non vuole il proprio bambino, “Give him to me!”, datelo a me! Lo prendo io! Fu questo l’appello di Madre Teresa di Calcutta ai medici del Policlinico Agostino Gemelli il 10 dicembre del 1981, giorno in cui le fu conferita la laurea honoris causa in medicina e chirurgia. Parte da questo ricordo il libro “Una goccia d’amore cambia il mondo”.  Da allora, ogni volta che madre Teresa visitava l’ospedale romano, lasciava dietro di sé parole e gesti  pieni di speranza e di carità, come ci racconta l’autore, il prof. Giuseppe Noia:

“Madre Teresa è venuta qui ricevendo la laurea honoris causa però dando anche un invito, un messaggio: aiutate le mie ragazze madri e aiutate le mie consorelle. Era un messaggio in cui non si aveva paura di far contaminare la scienza col servizio, perché lei pensava che ogni servizio poi conducesse all’amore. Quindi si coniuga nella maniera più propria possibile per un’istituzione universitaria. Abbiamo tre voti noi medici universitari che sono l’assistenza clinica, la ricerca e l’attività di formazione e di docenza. Dobbiamo metterci il quarto voto: questo sapere bisogna testimoniarlo, come ha detto Madre Teresa, bisogna scendere, come dice il Papa, uscire, andare nel territorio, nella cultura attuale che è pervasa dalla cultura di nichilismo e di morte”.

E Giuseppe Noia ha avuto il privilegio di poter accompagnare spesso Madre Teresa in queste sue visite. E’ vivissimo in lui il ricordo della Santa, come lui stesso ci spiega:

“Ricordo soprattutto che lei era molto pratica, molto immediata, faceva discorsi molti semplici, sempre gli stessi ma, proprio come la parola di Gesù che ogni volta pur essendo la stessa ha risonanze diverse nel nostro cuore, anche quello che faceva e che diceva lei aveva risonanze diverse. Per cui Madre Teresa, quando diceva che l’aborto uccide e fa un doppio omicidio, diceva una cosa realmente vera che noi medici realizziamo e questa è l’immediatezza di Madre Teresa. L’altra immediatezza nasce dal fatto che lei diceva che ognuno ha un immediato in cui esprimere la sua missionarietà, che non è quella di andare a fare grandi cose ma di fare piccole cose nell’ambiente dove si vive: l’ambiente di lavoro, con i colleghi, nel reparto con i malati, con le persone del nostro entourage, soprattutto nella famiglia. Queste sono le gocce di cui lei è stata la bandiera”.

E proprio da queste gocce d’amore, Giuseppe Noia ha creato insieme alla moglie Maria Luisa La Teano e ad Angela Bozzo la Fondazione 'Il Cuore in una Goccia Onlus'. Ascoltiamo ancora Giuseppe Noia:

“La Fondazione si mette al fianco dei medici, delle famiglie, con il terzo braccio, con il gruppo della preghiera, accanto alle famiglie che hanno delle fragilità sia nel preconcezionale che nel prenatale e nel postnatale. Faccio un esempio: ci sono tante fragilità nel preconcezionale che nascono da tante coppie che vivono il cosiddetto 'lutto anticipato', cioè lutto inteso come paura di non potere avere figli. La Fondazione si mette vicino a queste persone, con la competenza scientifica, con la competenza umana di condivisione di quel tracciato e anche con la preghiera. Questo la facciamo anche nel prenatale, quando ci sono condizioni di grandi malformazioni fetali per le quali spesso viene fatta una sentenza. Forniamo una medicina di speranza laddove è possibile curare e una medicina di accompagnamento. Poi, nel postnatale ci sono tante mamme che hanno vissuto la perdita, tante mamme che hanno figli con problemi di handicap. Noi ci mettiamo vicino a queste persone sempre con il braccio scientifico, con la testimonianza e con la fede. Questa è una goccia nel mare di sofferenza e di impegni, però diciamo sempre, come ha detto Madre Teresa: “Metti la tua goccia e arriverà l’oceano di Dio”.

Su Madre Teresa e l’Università Cattolica, ascoltiamo il commento del vescovo Claudio Giuliodori, assistente generale dell’ateneo: 

“Madre Teresa ha segnato con il suo passaggio, con il suo legame con il Policlinico Gemelli anche l’identità e la fisionomia di questa istituzione. Conferire a lei una laurea honoris causa vuol dire riconoscere il suo alto insegnamento e quindi la sua testimonianza ha una valenza educativa. Tutte le volte che ha avuto contatti con il Policlinico  - sono state diverse le occasioni - ha sempre dato dei messaggi di grande rilevanza umana e spirituale. In modo particolare il frutto di questo incontro tra il Policlinico e Madre Teresa è l’Hospice, questo luogo tra i pochi in Italia e nel mondo dove le mamme che vengono a conoscenza di malformazioni anche molto gravi dei nascituri scelgono comunque di accompagnare la vita. Quindi questo contraddistingue in maniera molto marcata il nostro sguardo sulla vita e il servizio a tutti, in particolare agli ultimi”.