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Tensione tra Nord Corea e Usa: la Cina allerta l'aviazione

Parata militare a Pyongyang - AP

Parata militare a Pyongyang - AP

La crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord sta destando allerta e preoccupazione in tutta la comunità internazionale. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha condannato con forza l'ultimo test missilistico di Pyongyang e ha minacciato nuove sanzioni per il comportamento nordcoreano definito fortemente destabilizzante. Intanto, dopo le minacce del Paese asiatico di mettere in atto un attacco preventivo, la Cina ha allertato la sua aviazione. Sul coinvolgimento di Pechino nella questione, Giancarlo La Vella ha intervistato Francesco Sisci, corrispondente dalla Cina per il Sole 24 Ore:

R. - La Cina qualche anno fa era assolutamente contraria a un intervento forte contro la Nord Corea. Oggi è più possibilista, quindi ci troviamo di fronte a una partita molto diversa dal passato.

D. - Guardando il tutto in chiave più positiva, il ruolo di Pechino potrebbe essere proprio quello di mediatore tra Washington e Pyongyang?

R. - Questa è la speranza fino ad adesso. Però è una mediazione molto difficile, perché le difficoltà si moltiplicano: Washington vuole qualcosa dalla Corea del Nord, ma vuole qualcosa anche da Pechino; la Cina, a sua volta, vuole qualcosa dalla Corea del Nord, ma vuole qualcosa anche dall’America. Infine, ovviamente, anche la Corea del Nord vuole qualcosa sia dalla Cina che dall’America. Quindi, in questo senso la mediazione è estremamente complicata. Detto questo, in senso positivo c’è la novità, che sembra farsi strada, dell’idea a Pechino che bisogna comunque trovare qualche forma di uscita dalla crisi, anche se non è chiaro come si possa fare per ora.

D. – Quali sono le reali condizioni della oggi della Corea del Nord? In passato ha sempre utilizzato la questione nucleare per poi avere appoggi di altro tipo...

R. - Diciamo che in passato il ricatto nucleare, il ricatto missilistico era una cosa un po’ velleitaria. Oggi sembra che ci siano armi nucleari e missili balistici capaci di colpire quasi l’America. Questo cambia completamente la situazione, perché mette gli Stati Uniti con le spalle al muro. Washington, che ha subito l’11 settembre, non può permettersi di subire un altro ricatto terroristico con una minaccia che potrebbe essere più grande, più distruttiva di al Qaeda. Quindi questo sta portando a un’accelerazione di tutta la situazione.

D. - Come interpretare il fatto che la Cina stia allertando i suoi aerei sulla penisola coreana?

R. - Oggi la Cina ha cominciato veramente a prendere in considerazione l’eventualità di un attacco americano contro la Nord Corea, oppure un‘azione della Corea del Nord contro il Sud, il Giappone o l’America stessa. E questo ci dovrebbe un attimo allarmare. Una volta che eventualmente ci fosse un attacco, si aprirebbero "le porte dell’inferno", perché poi non si sa cosa succederebbe alla Nord Corea e quali sarebbero le ricadute per la Cina stessa. Una cosa è certa: ci sarebbe un’ondata di profughi dalla Nord Corea verso la Cina, come minimo.