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Venezuela: non si fermano proteste anti-Maduro, un altro morto

Scontri a Caracas - REUTERS

Scontri a Caracas - REUTERS

Non si fermano le proteste in Venezuela contro il presidente Maduro. Dopo le imponenti manifestazioni di mercoledì, ieri migliaia di dimostranti sono scesi nelle strade di Caracas e di altre città chiedendo le dimissioni del capo di Stato. Anche ieri si sono verificati violenti scontri: una persona è stata uccisa a Caracas da colpi di pistola. Due giorni fa sono rimasti uccisi due giovani e un poliziotto. I vescovi chiedono che le manifestazioni siano pacifiche, ma accusano il governo di aver cancellato gli elementi principali di una democrazia. Il servizio di Sergio Centofanti:

Migliaia di persone sono scese nuovamente in piazza ieri in numerose città del Venezuela, dopo l'imponente manifestazione di mercoledì, definita la “madre di tutte le proteste”, per reclamare le dimissioni del presidente socialista Maduro, accusato di essere responsabile della crisi nel Paese e di aver instaurato un regime autoritario.

Si sono verificati scontri e saccheggi e una vittima. Nelle proteste di mercoledì sono stati uccisi a colpi di pistola un ragazzo di 17 anni e una giovane 23enne. Ha perso la vita anche un militare. In tre settimane di manifestazioni sono morte 8 persone, centinaia gli arresti.

Immagine simbolo delle dimostrazioni di mercoledì è una donna avvolta in una bandiera venezuelana, ferma davanti  a un blindato, costretto a indietreggiare.

Maduro accusa l'opposizione di tentare un golpe fomentato dagli Stati Uniti. La Casa Bianca respinge le accuse ed esprime grande preoccupazione per quanto sta accadendo. Le opposizioni hanno annunciato nuove proteste nei prossimi giorni.

Intanto, si fa sempre più acuta la crisi economica nel Paese, amplificata dal ribasso del prezzo del petrolio, principale ricchezza del Venezuela: per tanti mancano cibo e medicine. Un sacerdote di 35 anni colpito da meningite è morto perché non è arrivato in tempo il farmaco trovato dal cardinale Porras.

I vescovi hanno lanciato un nuovo appello perché le proteste siano pacifiche, ma accusano il governo di aver perso la sua legittimità perché non rispetta più i diritti dei cittadini: ci sono fattori che negano la democrazia - dicono - come la concentrazione dei poteri pubblici nelle mani di un solo potere.

Ma quale situazione nell’immediato futuro è immaginabile per il Venezuela? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a Maria Rosaria Stabili, ordinario di Storia dell’America Latina all’Università Roma Tre:

R. – La mia percezione è che l’agonia sarà ancora lunga. Credo che Maduro non cederà così facilmente e quindi questa instabilità e questa conflittualità sociale dureranno ancora un po’. Mi pare una situazione di tragico stallo.

D. – L’emergenza umanitaria in Venezuela ha ormai superato da tempo i livelli di guardia e proprio su questo punto il presidente Maduro non riesce a dare risposte risolutive …

R. – Non può dare risposte risolutive, perché già le riserve valutarie sono state calcolate a meno di dieci miliardi di dollari, per cui non ha la disponibilità per importare tutto quello che occorre. Non si può rivolgere al Fondo Monetario internazionale, perché questo esigerebbe il rispetto della Costituzione, esigerebbe riforme. L'Fmi non dà aiuti senza avere delle garanzie, cosa che Maduro non ha intenzione di fare. Quindi abbiamo l’incapacità assoluta dell’attuale presidente a fare fronte alle situazioni: incapacità politica e impossibilità economica.

D. - Con questo tipo di governo è anche impensabile che una grande potenza come gli Stati Uniti venga in soccorso del Venezuela?

R. - Trump ha espresso il suo disappunto rispetto alla situazione venezuelana, però è anche troppo recente il ricordo degli interventi americani nella regione in appoggio alle dittature degli anni ’60 e ’70. Personalmente non me lo augurerei. D’altra parte gli altri Paesi latinoamericani hanno anche delle grosse difficoltà ad intervenire.