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Auza: terroristi contro beni culturali per cancellare identità popoli

Il sito di Palmira, in Siria - REUTERS

Il sito di Palmira, in Siria - REUTERS

La comunità internazionale faccia di più per proteggere i siti e i beni culturali, presi di mira dai terroristi con l’obiettivo di cancellare l’identità dei popoli e finanziare le loro operazioni criminose: è quanto ha detto mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, durante un evento organizzato dalla Missione vaticana al Palazzo di Vetro a New York. Il servizio di Sergio Centofanti:

Il tema - aveva già detto Papa Francesco - è "purtroppo drammaticamente attuale".  “Negli ultimi anni – ha affermato il presule - abbiamo visto la distruzione e la profanazione di santuari a Mosul, Palmyra, Tikrit, Timbuktu, Bamiyan e in tanti altri luoghi”, con la devastazione di chiese, moschee, monasteri, siti archeologici, monumenti, e il saccheggio di biblioteche, archivi, oggetti e manoscritti preziosi.

Si tratta di una precisa strategia, ha osservato mons. Auza, con un duplice scopo: “distruggere per motivi propagandistici monumenti famosi, sculture e templi che non possono essere venduti sul mercato nero, come uno spettacolo internazionale per demoralizzare gli avversari e reclutare nuovi membri” e in secondo luogo saccheggiare e vendere antichità più piccole per raccogliere fondi e alimentare gli atti terroristici.

Mentre Al Qaeda - afferma il presule - dipende dal sostegno di ricchi benefattori per alimentare le sue attività terroristiche, il cosiddetto Stato Islamico saccheggia il patrimonio culturale come parte fondamentale della sua strategia economica. Si tratta di una strategia di guerra sistematica che l'Unesco definisce "pulizia culturale" e che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha equiparato a un "crimine di guerra". Dopo il petrolio - ricorda mons. Auza - è la seconda modalità di finanziamento più redditizia dell'Is, che vale miliardi di dollari l'anno e fa crescere sempre di più il terrorismo e la distruzione culturale.

Il presule spiega che questa strategia terroristica mira anche a cancellare la storia e a privare le persone delle loro radici e della loro identità, per colpire il loro passato, il loro futuro e la loro speranza. È un attacco non solo a oggetti preziosi ma alle persone del passato, del presente e del futuro. È un attacco all'ambiente culturale, educativo e religioso di cui tutti hanno bisogno per il loro sviluppo integrale. L’osservatore permanente cita tra i gruppi più colpiti i cristiani insieme ad altre etnie minoritarie, ma anche le maggioranze non sono escluse da questi attacchi.

Il patrimonio culturale – afferma ancora mons. Auza - è uno degli elementi fondamentali di una civiltà e questo rende “quasi genocidiale” la volontà di distruggere i tesori preziosi della cultura. “Distruggere la radice storica della gente mira a cancellare una parte essenziale della loro umanità. Ecco perché ciò che stiamo affrontando - sottolinea - è molto più di una materia culturale. È un crimine contro l'umanità attraverso l'impoverimento sistematico del patrimonio culturale del mondo”.

Di qui l’appello di mons. Auza agli Stati perché “occorre fare molto di più” per difendere il patrimonio culturale, passando dalle parole ai fatti, attuando i tanti impegni presi a livello internazionale. “La tutela del patrimonio culturale - ha concluso - deve essere considerata come un nuovo passo cruciale nella tutela dei diritti umani”.