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Cristiani e buddisti percorrano insieme la via della non violenza

Festa di Vesakh in Indonesia - REUTERS

Festa di Vesakh in Indonesia - REUTERS

Cristiani e buddisti percorrano insieme la via della non violenza: è l’appello lanciato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso nel Messaggio in occasione della festa di Vesakh, che ricorda la nascita, l'illuminazione e la morte di Buddha.

Il documento riflette “sulla necessità urgente di promuovere una cultura di pace e non violenza. La religione – si legge - è in prima pagina nel nostro mondo, benché talvolta in modi contrapposti. Mentre molti credenti si impegnano a promuovere la pace, altri sfruttano la religione per giustificare i loro atti di violenza e odio. Vediamo offrire alle vittime della violenza guarigione e riconciliazione, ma anche tentativi di cancellare ogni traccia e memoria dell' ‘altro’. Si fa strada la cooperazione religiosa globale, ma si assiste anche alla politicizzazione della religione; c’è una consapevolezza della povertà endemica e della fame nel mondo, eppure continua la deplorevole corsa agli armamenti. Questa situazione esige un appello alla non violenza, un rifiuto della violenza in tutte le sue forme”.

Il Dicastero vaticano ricorda che Gesù e il Buddha “hanno promosso la non violenza e sono stati costruttori di pace”. “Pur riconoscendo l'unicità delle nostre due religioni, verso le quali rimaniamo impegnati - sottolinea il Messaggio - concordiamo che la violenza scaturisce dal cuore dell'uomo, e che i mali della persona sfociano in mali strutturali. Perciò siamo chiamati a un'impresa comune: studiare le cause della violenza; insegnare ai nostri rispettivi seguaci come combattere il male nei loro cuori; liberare dal male sia le vittime sia coloro che commettono la violenza; formare i cuori e le menti di tutti, specialmente dei bambini, ad amare e vivere in pace con tutti e con l'ambiente; insegnare che non c'è pace senza giustizia, né vi è vera giustizia senza perdono; invitare tutti a collaborare alla prevenzione dei conflitti nella ricostruzione delle società frantumate; incoraggiare i mezzi di comunicazione  sociale ad evitare e combattere il discorso dell'odio, e i rapporti di parte e provocatori; incoraggiare le riforme dell'educazione per prevenire la distorsione e la cattiva interpretazione della storia e dei testi  scritturistici; e pregare per la pace nel mondo percorrendo insieme la via della non violenza”.

Il Messaggio si conclude così: “Cari amici, possiamo dedicarci attivamente a promuovere nelle nostre famiglie, e nelle istituzioni sociali, politiche, civili e religiose, un nuovo stile di vita in cui la violenza venga rifiutata e venga rispettata la persona umana. È in questo spirito che vi auguriamo  nuovamente una  pacifica e gioiosa festa di Vesakh!”.