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Un libro rende omaggio al rapporto tra Benedetto XVI e l'arte

La copertina del volume Benedetto XVI. L'arte è una porta verso l'infinito - RV

La copertina del volume Benedetto XVI. L'arte è una porta verso l'infinito - RV

Un omaggio a Benedetto XVI per i suoi 90 anni e al suo costante richiamo sul tema della bellezza quale via di evangelizzazione. E’ il volume “Benedetto XVI. L’Arte è una porta verso l’infinito. Teologia Estetica per un Nuovo Rinascimento”, edito da Fabrizio Fabbri Editore e Ars Illuminandi e curato da mons. Jean Marie Gervais, fondatore dell’associazione “Tota pulchra” e dal giornalista Alessandro Notarnicola. Il volume è stato presentato stamani nel Palazzo della Cancelleria di Roma e ripropone i più significativi interventi del Papa emerito in materia di arte, illustrati dalle tavole dell’artista Bruno Ceccobelli. Ma quali le ragioni di questo libro? Paolo Ondarza lo ha chiesto al curatore del volume Alessandro Notarnicola:

R. – Questo volume nasce come una vera e propria biografia – e a me piace definirla “originale” – del Papa emerito, perché raccoglie il pensiero artistico e sulla bellezza di Benedetto XVI, sia da cardinale sia da Papa. Papa Benedetto ha fatto numerose volte riferimento alla bellezza, che può essere tanto una bellezza materiale, artistica, quella bellezza che noi tutti siamo abituati a vivere e a vedere nelle chiese di tutto il mondo e in primis nel Vaticano e poi anche una bellezza che faccia riferimento alla natura, al Creato, a ciò che Dio ha creato per l’uomo. E quindi, da questo punto di vista, c’è un elemento di comunione con la concezione di bellezza di Papa Francesco.

D. – Non si parla nel libro di bellezza come elemento astratto, lontano dalle vicende dell’umanità, tanto che all’interno del volume è evidente il continuo richiamo di Benedetto XVI agli artisti: “L’umanità ha bisogno di bellezza, la bellezza può ridare coraggio”. Questo lo rende estremamente attuale …

R.- Sì. Il Papa emerito, appunto, spiega che uno dei canali attraverso i quali l’uomo può avvicinarsi a questa continua ricerca dell’infinito che poi, appunto, confluisce nell’“imago dei”, quindi in Dio, è proprio l’arte che non dev’essere solo qualcosa di bello, di vacuo. Non si limita solo al turista che entra nella chiesa, guarda l’opera d’arte e la fotografa. All’interno di quell’opera d’arte c’è un messaggio. L’arte è un ponte: un ponte tra la realtà, la vita di noi tutti, degli uomini, e il trascendente, Dio. Sostanzialmente, diciamo che l’arte deve essere presente in ogni opera dell’uomo. Benedetto XVI, in questi otto anni veramente densi di contenuti che dovremmo studiare costantemente, sottolinea due elementi. Da una parte, appunto, la bellezza, l’arte, questa unione tra la “via veritatis”, la ricerca continua del vero, e la “via pulchritudinis”, la ricerca del bello. E dall’altra parte non dimentichiamo che Benedetto XVI si richiama al bello anche in riferimento alle nuove tecnologie: è il primo Papa che twitta, il primo Papa che entra nella infinita rete dei social. Quindi, Benedetto XVI cerca di far capire anche al pubblico più lontano che l’arte può essere vissuta anche sui social, sulla realtà superficiale ma – attenzione! – non dev’essere un’arte vacua, fatta di vanità, un po’ come i selfie che pubblichiamo su Instagram, ma un’arte carica di principi etici: l’arte deve sapere evangelizzare. Per tale ragione lui, come fece Paolo VI nel 1964, chiede agli artisti di evangelizzare attraverso il loro talento, perché Dio dev’essere presente in ogni cosa.

D. – Contro quel pregiudizio che vedrebbe il dogma, la dottrina, anche il catechismo come degli impacci alla libertà dell’artista, Benedetto XVI dice agli artisti: “Non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza”, quindi con il Vangelo, con il volto di Cristo: “La fede non toglie nulla al vostro genio”. Secondo te, quanto è recepito oggi questo appello a non aver paura?

R. - E’ un appello proprio di Benedetto XVI ma che si applica già dal momento in cui iniziano a venir fuori le avanguardie (nel primo Novecento; ndr), quando gli artisti iniziano ad allontanarsi dalla Chiesa e da quello che è il senso veramente sacro e religioso dell’arte. Con le avanguardie, l’arte diventa più individualistica: viene a mancare il committente principale degli artisti, vale a dire la Chiesa, il Vaticano …

D. – C’è stata una lunga crisi, dopo l’avvento delle Avanguardie Artistiche, una crisi dell’arte sacra. Oggi, secondo te, c’è una riscoperta del connubio fede-arte, arte-liturgia?

R. – Credo che ancora si debba fare un percorso abbastanza approfondito, si debba ancora camminare su questa “via pulchritudinis” che ci indica la Chiesa. L’artista Bruno Ceccobelli, in questo volume cerca di farlo: lui definisce le sue dieci tavole come delle icone contemporanee del sacro; Ceccobelli cerca di dare forma ai discorsi, a questi dieci discorsi del cardinale Ratzinger e poi di Papa Ratzinger, di Papa Benedetto.

D. – Cosa ti augureresti scaturisse da questa vostra fatica?

R. – Mi auguro che ci sia un "ritorno", che le chiese tornino a godere della bella arte, un’arte che sia condivisa da tutti.