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Papa a San Bartolomeo. Mons. Paglia: testimoni della fede per vincere il male

Francesco nella Basilica di san Bartolomeo, nell'Isola Tiberina, a Roma - AFP

Francesco nella Basilica di san Bartolomeo, nell'Isola Tiberina, a Roma - AFP

Cosa ha rappresentato la cerimonia nella Chiesa di San Bartolomeo in memoria dei nuovi Martiri? Robert Attarian lo ha chiesto a Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio:

R. - Rappresenta uno sguardo su un mondo molto più vasto di quello che noi crediamo che sia. La realtà dei nuovi Martiri è una realtà della Chiesa del XX.mo e del XXI.mo secolo che tocca tutti i continenti, abbraccia tutte le confessioni cristiane. Ci sono tanti martiri senza nome.

D. – Qual è l’impegno della Comunità di Sant’Egidio per mantenere viva questa memoria?

R. – Innanzi tutto tenere aperta questa basilica dedicata ai nuovi Martiri, pregare con loro, chiedere la loro intercessione e poi raccogliere in tutte le chiese cristiane le memorie dei martiri, che ancora non sono stati canonizzati ma che sono conosciuti dal popolo, dalla gente e per cui la gente prega. Qui vengono tanti pellegrini, ma vengono anche tante diocesi a consegnarci le reliquie dei loro martiri. Questa chiesa sta diventando un po’ il centro del mondo del martirio.

D. – Il Papa ha concluso la sua omelia dicendo: “Gloria a te o Signore e a noi la vergogna” …

R. – Certo, perché davanti a queste storie, davanti alla loro sofferenza, davanti alla forza della loro fede, noi ci vergogniamo per la debolezza della nostra fede, per quanto poco siamo ancora testimoni. Ma, guardando a loro, troviamo coraggio e anche, in fondo, nella luce della Pasqua, della Risurrezione di Gesù, il primo martire, il primo a non fuggire di fronte alla persecuzione, troviamo la forza. E come dice l’Apostolo Paolo: “Quando siamo deboli è allora che siamo forti”. È per questo che veniamo qui a pregare.

Il fatto che il Papa sia stato in pellegrinaggio a San Bartolomeo, spiega Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, sottolinea quanto sia importante richiamare all’intera Chiesa la memoria di questi testimoni che ci ricordano cosa significhi essere cristiani. Ascoltiamo mons. Paglia al microfono di Robert Attarian:

“Essere cristiani vuol dire essere testimoni che danno la vita anche per gli altri; vuol dire essere testimoni di un amore che non conosce confini; essere testimoni di un Vangelo che non conosce neppure inimicizia. I cristiani oggi, in un mondo sempre più violento rappresentano quella forza debole dell’amore che è l’unica che può sconfiggere il male”.

Papa Francesco ha benedetto una piccola scultura di legno dipinto,"raffigurante una colomba, che proviene dall'iconostasi di un'antica chiesa di Aleppo, bombardata durante l'assedio della città". A porgerla al Papa, un rifugiato siriano di Aleppo. Ascoltiamolo:

R. - È da un anno che sono qui in Italia. Ringraziamo il Signore per tutto, per averci portato qui, che ha aperto una porta per noi tramite un corridoio umanitario della Comunità di Sant’Egidio. Ho lasciato tutti i miei beni, i miei parenti, i miei fratelli, tutto là …Poi siamo venuti qui.

D. – Ha presentato un omaggio particolare al Santo Padre, di che si tratta?

R. – Una colomba che abbiamo portato da Aleppo, dove i terroristi hanno bombardato la chiesa greco-ortodossa. Abbiamo portato qui questa piccola colomba che abbiamo trovato come simbolo affinché tutto il mondo si renda conto di quanto il mondo cristiano in Oriente soffre. I cristiani che rimangono, sono lì con la loro fede, con la preghiera, con l’aiuto del Signore.