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Armamenti, prosegue l'aumento delle spese militari mondiali

Una immagine della bomba MOAB sganciata dagli Usa in Afghanistan con l'obiettivo di colpire l'Is - ANSA

Una immagine della bomba MOAB sganciata dagli Usa in Afghanistan con l'obiettivo di colpire l'Is - ANSA

Crescono le spese militari mondiali: secondo il rapporto del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), nel 2016 gli Stati Uniti hanno potenziato le loro spese dell’1,7%; l’Europa occidentale del 2,6 %; la Cina del 5,4%; la Russia del 5,9 %. In Medio Oriente, Iran e Kuwait aumentano gli investimenti per le spese militari. Un leggero calo è registrato, invece, per l'abbassamento del prezzo del petrolio, in Arabia Saudita e in Iraq. Ulteriori incrementi delle spese sono previsti a causa delle nuove tensioni internazionali: l’amministrazione Trump ha recentemente promesso di investire altri 54 miliardi di dollari nel settore. Giorgio Saracino ne ha parlato con Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo:

R. – Il dato permanente rispetto agli anni passati è la continua crescita delle spese militari. Quest’anno la novità è contenuta in alcuni elementi particolari. Il primo che possiamo trovare è quello relativo alle spese militare degli Sati Uniti; il secondo elemento è dato dalla crescita continua delle spese militari cinesi e russe che, se pur non assolutamente paragonabili a quelle degli Stati Uniti, sono in aumento. In controtendenza si sta notando che l’Arabia Saudita ha ridotto significativamente i suoi acquisti, mentre stanno aumentando quelle di altri Paesi come, ad esempio, l’India.

D. - Su quali armi e sistemi di difesa si investe di più? Che cosa ci può dire riguardo a quelle nucleari?

R. - Le armi nucleari sono riservate ad un club ristretto di Paesi; parliamo di una decina di Paesi e delle grandi superpotenze nucleari che sono Stati Uniti e Russia. Questi due Paesi sostanzialmente hanno circa cinquemila testate nucleari ognuno, mentre altri Paesi dotati di armi nucleari hanno degli arsenali comunque molto più ridotti, fino ad arrivare alle dieci testate stimate che possa avere la Corea del Nord. Un settore che invece nell’ambito delle cosiddette “armi convenzionali” sta crescendo in misura esponenziale, è il settore delle cosiddette armi pilotate a distanza, quelle che, con un termine comune, chiamiamo “droni”, che stanno acquisendo uno spazio significativo all’interno dei nuovi sistemi d’armamenti anche perché si ipotizza che in futuro, grazie alle nuove tecnologie, gli aerei saranno tutti quanti pilotati a distanza.

D. - Quali sono le spese militari dell’Italia?

R. - L’Italia ha significativamente incrementato nel corso degli anni le proprie spese militari: per il 2016 risulta che siamo arrivati a 23 miliardi, una cifra significativa e largamente in linea con le spese dei Paesi dell’Unione Europea. Per di più, all’interno di questa spesa, l’Italia si sta dotando di sistemi d’armamenti particolarmente preoccupanti che sono i bombardieri F35 che saranno dotati di bombe nucleari B61 modello 12, e un’ulteriore nuova portaerei che si va ad aggiungere alle altre due che già abbiamo e che presenta l’Italia sulla scena internazionale come una potenza capace di proiettare la propria forza militare in scenari anche molto lontani.