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Esecuzioni in Arkansas. Amnesty: rischio catena della morte

Stanza della morte - AFP

Stanza della morte - AFP

L'Arkansas, negli Stati Uniti, ha eseguito nelle ultime 24 ore due condanne a morte. Uccisi Marcel Williams e Jack Jones, entrambi, detenuti nella prigione di Cummins Unit. I due erano stati condannati a morte negli anni '90 per stupro e omicidio, anche se in circostanze differenti. Giovedì scorso c’era stata un’altra esecuzione, la prima delle otto programmate dallo Stato tra la metà e la fine di aprile, per evitare la scadenza dei farmaci necessari per l'iniezione letale.I vescovi statunitensi e la Santa Sede hanno più volte ribadito che “non si fa giustizia uccidendo”. Massimiliano Menichetti ha intervistato Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia:

R. – È la conferma che l’Arkansas ha un’ostinazione feroce nel mantenere l’impegno che aveva preso, di mettere a morte il maggior numero di persone possibile prima che scadano i farmaci utilizzati per l’iniezione di veleno. E il rischio è che si prosegua questo nastro trasportatore della morte.

D. – Per quanto riguarda il panorama degli Stati Uniti, le esecuzioni diminuiscono…

R. – Sì, diminuiscono, anche se ci sono tanti ricorsi in attesa di essere giudicati riguardo proprio ai farmaci utilizzati nell’iniezione di veleno, all’origine delle forniture. C’è anche il rischio che si facciano dei veri e propri esperimenti su esseri umani. Potrebbe accadere anche che questo sia l’anno in cui segneremo un’inversione di tendenza per la pena capitale negli Usa.

D. – Questo anche se sempre più Stati non applicano la pena di morte?

R. – Negli Stati Uniti le esecuzioni vanno avanti e si restringe sempre di più il numero degli Stati che applicano la pena di morte: ormai è un fenomeno molto circoscritto a Texas, Georgia, Arkansas appunto... Però il numero delle esecuzioni nel 2016 è diminuito proprio perché molte erano state sospese per via di questi ricorsi sui farmaci utilizzati, sui protocolli e su altre questioni scientifiche, anche se il termine è un po’ improprio. E basta che un giudice dia il via libera, per la logica del precedente potrebbe essere ripristinata tutta una serie di esecuzioni sospese.

D. – Che cosa si sta facendo e cosa bisognerebbe fare per bloccare ulteriormente questa piaga?

R. – Appelli su appelli su appelli alle autorità dei Paesi in cui sono in corso esecuzioni: dobbiamo impedirle, e per questo sono necessari gli appelli alle autorità che hanno il potere di sospendere e annullare le esecuzioni.

D. – Qual è oggi la situazione nel mondo per quanto riguarda la pena di morte?

R. – Si potrebbe dire che è la pena di morte ad avere i minuti contati, anche se questa è una visione fin troppo ottimista, basata sul basso numero di Paesi – una ventina – che la applicano ancora. Il problema però è che ci sono migliaia di esecuzioni ogni anno: dalla Cina all’Iran al Pakistan; e quindi gli sforzi per fermare le esecuzioni vanno avanti ogni giorno.