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Papa Francesco \ Udienza Generale e Angelus

Papa: in un mondo spesso egoista la nostra speranza è l'amore di Dio

Il Papa saluta i pellegrini all'udienza generale - REUTERS

Il Papa saluta i pellegrini all'udienza generale - REUTERS

“Il santo popolo fedele di Dio è gente che sta in piedi e cammina nella speranza”. Papa Francesco dedica la catechesi dell’udienza generale di oggi in una Piazza San Pietro spazzata dal vento, alla promessa di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Dovunque il cristiano va, continua il Papa, “sa che l’amore di Dio l’ha preceduto”, non c’è infatti “parte del mondo che sfugga alla vittoria di Cristo Risorto, la vittoria dell’amore”. Adriana Masotti:

Le parole del Vangelo di Matteo: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» richiamano l’annuncio profetico dell’inizio: «A lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Tutto questo, spiega il Papa, dice l’identità di Dio, il cui nome è essere-con: non un Dio isolato, dunque, ma con noi, cioè con la creatura umana:

"Il nostro Dio non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo; è invece un Dio 'appassionato' dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no".

La nostra esistenza è un pellegrinaggio, un cammino. La storia di Abramo ne è un esempio, ma la Bibbia è piena di storie di pellegrini e viaggiatori. E non si diventa uomini e donne maturi se non si percepisce l’attrattiva dell’orizzonte che chiede di essere raggiunto:

"Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo. Soprattutto il cristiano non si sente mai abbandonato, perché Gesù ci assicura di non aspettarci solo al termine del nostro lungo viaggio, ma di accompagnarci in ognuno dei nostri giorni".

Dio si prenderà cura dell’uomo, prosegue il Papa, fino alla fine del mondo! Lo assicura il Vangelo. Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio:

"Ma qualcuno potrebbe dire: Ma cosa sta dicendo, lei?'. Dico questo: non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio. Lui si preoccupa di noi, e cammina con noi, e perché fa questo? Semplicemente perché ci ama. Capito, questo? Ci ama!".

E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio. E’ la Provvidenza di Dio! Francesco cita poi uno tra i simboli cristiani della speranza che a lui piace tanto: l’àncora. Essa esprime che la nostra speranza non è vaga e non fa leva solo sulla propria forza di volontà. Ha radice nella sicurezza che Dio non ci abbandona:

"Con questa promessa, i cristiani possono camminare ovunque. Anche attraversando porzioni di mondo ferito, dove le cose non vanno bene, noi siamo tra coloro che anche là continuano a sperare. Dice il salmo: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 23,4). È proprio dove dilaga il buio che bisogna tenere accesa una luce. (….) La fede nostra è l’àncora in cielo. Noi abbiamo la nostra vita ancorata in cielo. Cosa dobbiamo fare? Aggrapparci alla corda: è sempre lì. E andiamo avanti perché siamo sicuri che la nostra vita è come un’àncora che è nel cielo, in quella riva dove arriveremo".

Se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, conclude il Papa, avremmo ragione di sentirci delusi e sconfitti, il mondo infatti spesso preferisce le leggi dell’egoismo a quella dell’amore, ma la promessa di Gesù «Io sono con voi» ci fa stare in piedi con speranza, confidando che Dio è già al lavoro per realizzare ciò che umanamente pare impossibile. Al termine dell’udienza, rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana, il Papa saluta con particolare affetto le coppie dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo presenti all’udienza:

"E a voi, che ricordate il cinquantesimo del matrimonio, ditelo ai giovani che è bello: è bella la vita del matrimonio cristiano!". (Applausi)