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Due sentenze condannano l'uso prolungato del cellulare

Una donna al cellulare ANSA/FRANCO SILVI/DBA - ANSA

Una donna al cellulare ANSA/FRANCO SILVI/DBA - ANSA

Prima il Tribunale di Ivrea, poi quello di Firenze: due Corti d’appello hanno condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a Roberto Moreo e Alessandro Maurri. I due, a cui sono stati diagnosticati neurinomi dei nervi acustici, sarebbero stati costretti a usare sul posto di lavoro il cellulare per almeno 2 - 3 ore al giorno per 15 anni il primo, 13 il secondo. I periti nominati dai giudici hanno riconosciuto il legame tra le malattie e l’uso prolungato del telefonino. Giorgio Saracino ha chiesto spiegazioni al prof. Paolo Maria Rossini, ordinario di Neurologia presso l’Università Cattolica di Roma:

R. - Parliamo sempre di un eccessivo uso del cellulare. È come quando si parla di alcol o di cibo: di per sé non è che fanno male l’alcol o il cibo, se uno ne fa un uso normale. Ma se una persona ne fa un uso smodato entra nel rischio di danni.

D. - Ci sono dei dati a cui poter far riferimento?

R. - I dati purtroppo sono molto poco conosciuti, nel senso che le regole impongono che il cellulare di per sé non emetta un’energia superiore ad una certa soglia. Quelle regole sono rispettate da tutti i cellulari in commercio. Se quella soglia di energia viene usata un’ora al giorno, tre ore al giorno, 24 ore al giorno e se quindi produce o non produce danni, non ci sono dati certi né a favore né a sfavore. Ci sono dei dati di ricerca che dimostrano alcune cose in modo incontrovertibile. Ad esempio: dall’antenna del cellulare esce un’energia che quando è avvicinata all’orecchio di una persona influenza in qualche modo l’eccitabilità delle cellule nervose che stanno subito sotto. Certamente, aumentare l’eccitabilità di cellule sane, di circuiti sani, probabilmente non produce nessun effetto negativo; aumentare l’eccitabilità di circuiti e di cellule che di per sé magari tendono a diventare malate, a cambiare la loro natura in qualche altra cosa, potrebbe, alla lunga, favorire o perlomeno esser uno dei tanti fattori, perché nello snaturarsi di una cellula che da cellula normale diventa una cellula di un altro tipo - cattiva probabilmente - concorrono tanti fattori inclusi alcuni genetici, altri ambientali e tra questi potrebbe, in linea teorica, essere presente anche un eccesso di esposizione ed emissioni elettromagnetiche.

D. - Quali sono alcuni consigli che, da medico, si sente di dover dare?

R. - Usare l’auricolare, se possibile, è la cosa migliore, così il cellulare sta lontano dalla testa e sta lontano dal cervello e il rischio si abbatte praticamente a zero. Se non si ha l’auricolare, usare il cellulare a due tre centimetri di distanza dall’orecchio; se possibile non usarlo in macchina con i finestrini chiusi; evitare quelle situazioni di campo poco coperto e sempre in movimento per cui il cellullare - nel tentativo di collegarsi costantemente e di tenersi sempre connesso - deve aumentare l’intensità delle sue emissioni; alternare l’orecchio destro con il sinistro se non si ha l’auricolare, in modo che questa emissione si bilanci sui due lati del cervello e non rimanga sempre costante sullo stesso lato. E, infine, usarlo solo quando è necessario.