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Papa in Egitto. Padre Quicke: è un forte invito al dialogo per la pace

Copti in preghiera in Egitto - REUTERS

Copti in preghiera in Egitto - REUTERS

Tra gli obiettivi della visita del Papa in Egitto, come lui stesso ha spiegato, c’è anche il rafforzamento del dialogo interreligioso con il mondo islamico e del dialogo ecumenico “con la venerata e amata Chiesa Copto Ortodossa". Il nostro inviato Stefano Leszczynski ne ha parlato con padre Gabriel Quicke, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani:

R. – Questa visita può rafforzare il legame tra il Paese e la Santa Sede, ma quando consideriamo all’interno di questa visita i differenti elementi, vediamo che questa visita avrà senza dubbio una dimensione ecumenica molto importante. Quando Papa Tawadros è venuto a Roma qualche mese dopo l’elezione di Papa Francesco, l’incontro tenutosi nel Palazzo apostolico è stato seguito da un momento di preghiera ecumenica nella cappella Redemptoris Mater. In quest’occasione, i due Papi hanno promesso di pregare l’uno per l’altro ogni giorno. E questa è una cosa che significa molto, perché vuol dire che c’è un legame spirituale molto profondo tra i due Papi. Questa visita avrà anche un significato interreligioso; perché, alla luce dei terribili eventi terroristici, l’incontro tra la comunità musulmana e il Papa può dare un segnale molto importante a tutto il mondo, e anche al mondo musulmano, che la violenza non può mai essere utilizzata nel nome di Dio, nel nome della religione.

D. – Lei ha fatto cenno al fatto che i due Papi preghino uno per l’altro in ogni giorno. Ma, oltre a questo forte segnale di stima e di affetto reciproco, c’è anche la famosa espressione: “ecumenismo del sangue”, un’espressione che ha emozionato molto i copti ortodossi…

R. – Sì, veramente. Mi ricordo molto bene quando ha avuto luogo l’incontro nel grande salone tra Papa Tawadros, Papa Francesco, e la delegazione. E mi ricordo che per la prima volta Papa Francesco utilizzò l’espressione “ecumenismo del sangue” … E il Patriarca Tawadros fu veramente toccato da quest’espressione. Questa relazione e questo legame molto profondo di vicinanza spirituale e sociale anche, perché "la vostra sofferenza è la nostra sofferenza; la vostra gioia è la nostra gioia".

D. – Che significato assume in questo contesto la presenza in Egitto del Patriarca ecumenico Bartolomeo?

R. – Il fatto che anche lui sarà presente può significare molto, perché la sua presenza può dare anche un segnale importantissimo a tutto l’Egitto, e a tutto il Medio Oriente, che c’è veramente una solidarietà nel mondo cristiano, e che questo mondo cristiano vuole fare qualcosa per migliorare la situazione di terrorismo e di violenza, e dare anche un segno al mondo musulmano che è pronto per collaborare con esso. E dunque è un rafforzamento non solo tra i cristiani – che è già qualcosa di meraviglioso – ma è qualcosa che può rafforzare anche i legami tra la chiesa copta e la chiesa greco-ortodossa.

D. – È un modo di dire ma “abbiamo tutti un nemico comune, che è il terrorismo…”

R. – Sì, e il cuore della religione non è la violenza, ma la pace e l’armonia.