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Francesco a Papa copto: sangue innocente dei martiri ci unisce

Il Papa durante l'incontro con Tawadros - RV

Il Papa durante l'incontro con Tawadros - RV

Il sangue innocente dei martiri ci unisce: bisogna opporsi alla violenza predicando il bene e fare assieme iniziative di carità. E' l'invito di Papa Francesco rivolto, nel pomeriggio, nel terzo discorso del suo viaggio apostolico in Egitto, quello pronunciato durante l’incontro con Tawadros II, al Patriarcato copto ortodosso. Al termine dell’incontro il Papa e Tawadros II hanno firmato una Dichiarazione congiunta. Un momento di comunione, suggellato da una preghiera ecumenica alla presenza anche di altri capi di confessioni cristiane. Il servizio di Debora Donnini:

Dopo quello con l’Imam di Al Azhar, rimarrà impresso anche il fraterno abbraccio fra Papa Francesco e Tawadros II, 118.mo Papa della Chiesa copto ortodossa, avvenuto nella Vecchia Cairo cristiana. Francesco chiede comuni iniziative di carità per costruire un cammino verso una piena comunione. “Non possiamo più pensare di andare avanti ciascuno per la sua strada”, dice, perché tradiremmo la volontà del Signore, che i suoi siano tutti una cosa sola. Non ci si può più nascondere dietro i pretesti di divergenze interpretative. E non c’è solo un ecumenismo fatto di gesti e parole ma anche “una comunione già effettiva”, che “si fonda sul nostro Battesimo”, mette in rilievo il Papa. “Da qui ripartiamo sempre – auspica – per affrettare il giorno tanto desiderato in cui saremo in piena e visibile comunione all’altare del Signore”. E in questo cammino appassionante ma non sempre facile e lineare, “non siamo soli”, assicura, perché “ci accompagna”, un’enorme schiera di Santi e Martiri, a partire da Pietro e Marco, due santi profondamente uniti. Marco pone infatti al centro del suo Vangelo la professione di Pietro che risponde alla domanda di Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?”. “Anche oggi - rileva Francesco - tanta gente non sa dare risposta a questo interrogativo” e “manca persino chi lo susciti e soprattutto chi offra in risposta la gioia di conoscere Gesù”. Bisogna quindi portare la fede nel mondo vivendola, perché la presenza di Gesù si trasmette con la vita:

“Copti ortodossi e Cattolici, possiamo sempre più parlare insieme questa lingua comune della carità: prima di intraprendere una iniziativa di bene, sarebbe bello chiederci se possiamo farla con i nostri fratelli e sorelle che condividono la fede in Gesù. Così, edificando la comunione nella concretezza quotidiana della testimonianza vissuta, lo Spirito non mancherà di aprire vie provvidenziali e impensate di unità”.

E poi l’ecumenismo del sangue. “Quanti martiri in questa terra, fin dai primi secoli del Cristianesimo”, nota Francesco, hanno versato il sangue piuttosto che cedere alla tentazione di rispondere con il male al male, come testimonia il Martirologio della Chiesa copta. Sangue di fedeli inermi crudelmente versato anche recentemente:

“Carissimo Fratello, come unica è la Gerusalemme celeste, unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce. Rinforzati dalla vostra testimonianza, adoperiamoci per opporci alla violenza predicando e seminando il bene, facendo crescere la concordia e mantenendo l’unità, pregando perché tanti sacrifici aprano la via a un avvenire di comunione piena tra noi e di pace per tutti”.

Una storia di santità quella dell’Egitto, testimoniata anche dal monachesimo fiorito nel deserto.

Nel suo discorso Francesco ricorda l’incontro con lo stesso Tawadros II in Vaticano, il 10 maggio 2013, a 40 anni dal primo incontro fra Paolo VI e Shenouda III con la Dichiarazione Comune: “pietra miliare nelle relazioni tra la sede di Pietro e quella di Marco”, quando dopo “secoli di storia difficili”, si è arrivati a riconoscere insieme che Cristo è “Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità e perfetto uomo riguardo alla Sua umanità”. Apprezzamento, poi, per il Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane a cui Tawadros ha dato vita e per la Giornata di amicizia copto-cattolica, che dal 2013 si celebra il 10 maggio. Francesco conclude, quindi, il suo intervento con un invito: ripartire insieme come “pellegrini di comunione e annunciatori di pace”. Carità fraterna e comunione di missione sono infatti i semi che bisogna far crescere. 

"Diamo il benvenuto a Voi Santità, Papa della pace nella terra della pace", ha detto Tawadros. Nel suo caloroso discorso sottolinea l'importanza della visita del Pontefice e dell'unità che rappresenta la più chiara testimonianza di Cristo da offrire al mondo di oggi. Ringrazia quindi la Chiesa cattolica per l'impegno di tanti ordini religiosi così come dei Fratelli delle Scuole Cristiane nel favorire in Egitto l'istruzione, la ricerca e il dialogo. Ricorda le dolorose vicende causate dal terrorismo, mettendo in rilievo l'unità degli egiziani, ed esprime l'apprezzamento per il Papa che ha seguito le orme del Poverello di Assisi: "quasi mille anni fa anche lui si fermò in Egitto e insieme al Sultano Al Kamel fece una delle più importanti esperienze di dialogo interculturale nella storia, un dialogo che si rinnova oggi con la Vostra visita", dice Tawadros, a conferma del fatto che il dialogo è la via che unisce i popoli. 

Al termine dell’incontro, lo scambio dei doni. Il Papa regala a Tawadros l'icona della "Madre di Dio della tenerezza". Quindi, la processione verso la vicina Chiesa di San Pietro, colpita l’11 dicembre scorso da un attentato suicida dell’Is, costato la vita a 29 persone. Nell’atrio Francesco rende omaggio al luogo che ricorda le vittime. Poi la preghiera ecumenica assieme ai Capi di altre Confessioni cristiane, suggellata dalla deposizione di una corona di fiori e dall’accensione di un cero.

In serata, il trasferimento alla Nunziatura apostolica dove il Papa viene accolto da un gruppo di bambini della Scuola Comboniana del Cairo. E, dopo la cena, la benedizione ad un gruppo di circa 300 giovani, riuniti nel piazzale d’ingresso, giunti in pellegrinaggio da tutto il Paese per incontrarlo.