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P. Anis: l'umanità e i gesti del Papa hanno colpito gli egiziani

Papa Francesco sulle rive del Nilo al Cairo - REUTERS

Papa Francesco sulle rive del Nilo al Cairo - REUTERS

Ma quale l’impressione che rimane in Egitto della presenza di papa Francesco? Il nostro inviato Stefano Leszczynski lo ha chiesto a padre Paul Anis, comboniano al Cairo, direttore di un Centro Studi per il dialogo interreligioso:

R. - Prima di tutto c’è un senso di stupore fra il popolo egiziano per quello che hanno  visto in televisione e che hanno ascoltato. Il tocco umano e fraterno del Papa ha trasmesso un’immagine di un leader religioso diversa rispetto a quella che si vede normalmente. Poi, il grande Imam non aspettava il gesto che il Papa ha fatto di un abbraccio fraterno, che lo chiamasse “fratello”, perché ha un senso molto diverso per un musulmano: il fratello di un’altra religione non è veramente un fratello.

D. - Quindi è stata più la parte simbolica e dei gesti a colpire che non il contenuto dei discorsi…

R. - Per quanto riguarda il contenuto, molti mi hanno telefonato chiedendomi di spiegare, perché era molto denso; semplice nell’ascoltare ma provocante nel capire e difficile a implementare. E tanti mi dicevano: ma come si fa? Sia musulmani che cristiani hanno percepito che c’è una sincerità ma anche un’urgenza del messaggio che il Papa ha dato, che tocca non solo l’Egitto ma l’Egitto ha una responsabilità internazionale, particolarmente per il Medio Oriente… E questo è venuto fuori in modo forte. Penso che alcuni sono preoccupati da questa sfida. Penso che abbia svegliato la nostra consapevolezza di una realtà non così chiusa e concentrata sulle piccole tensioni fra i musulmani stessi, fra la politica e la religione, ma ha aperto una pista che può essere una pista di pace, e che ognuno deve prendere la decisione di percorrerla.

D.  – Secondo lei il viaggio del Papa potrà avere ripercussioni sui rapporti tra Al Azhar e il governo che erano piuttosto tesi ultimamente?

R. – Penso avrà effetti positivi. Nelle parole del presidente Al Sisi ma anche del grande Imam c’è stata una concordanza di pensiero, però a livello politico. La collaborazione di Al Azhar con Al Sisi, soprattutto sulle prediche religiose, è stata un punto su cui Al Sisi si è confrontato fortemente e quello che ha detto il grande Imam sulla dignità della persona umana, della giustizia,  è la prima volta che lui lo dice e accoglie un messaggio che è già un po’ accettato ma diventa reale nel contesto in cui anche il Papa riferisce allo stesso punto, della dignità dell’uomo. E quindi questo ha fatto un aggancio, un ponte su cui possono lavorare insieme invece di contestarsi l’un l’altro. Penso possa essere una pista positiva fra Stato e religione con la responsabilità delle religioni di smascherare le ideologie religiose, smascherare questa violenza che è sotto le ideologie religiose. E mostrare la vera faccia di Dio: non è un Dio che ha bisogno di protezione! E’ Lui che ci protegge e questo è stato molto forte e ha colpito molti musulmani. Questo rapporto fra Stato e religione è stato sempre ‘proteggere la religione islamica’, adesso chi vuole protezione? E’ interessante e ha messo in discussione molte cose che la gente sta pensando e vuole approfondire di più. Mi hanno chiesto di intervenire e di spiegare…

D. – C’è un interesse anche da parte delle persone della società civile in quello che è successo, vogliono sapere cosa è successo in questi giorni?

R. – Sì, anche i mass media, è la prima volta che i mass media hanno interessi religiosi. Anche riguardo alla Chiesa cattolica… questa celebrazione: per loro è stato “WOW”, una sorpresa, è stata capita, anche se era tutto in latino ma con la traduzione del messaggio del Papa hanno sentito che era una preghiera e non si sono sentiti estranei.