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Padre Samir: Papa in Egitto ha unito cristiani e musulmani

Il padre gesuita egiziano Samir  Khalil Samir  - RV

Il padre gesuita egiziano Samir Khalil Samir - RV

Continua a suscitare commenti positivi il recente viaggio del Papa in Egitto. Per padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano e docente di islamistica presso il “Pontificio Istituto Orientale di Roma”, è stato un evento di grande importanza e di successo, che ha unito e incoraggiato cristiani e musulmani nella costruzione della pace e nella lotta alla violenza. Ascoltiamo la sua riflessione al microfono di Fabio Colagrande

R. – Certamente, un viaggio di successo. Ed è stato molto importante perché l’Egitto si trova in una situazione di isolamento. Questo apre, dà un po’ di aria … I musulmani si sentono in difficoltà a causa del terrorismo. Il fatto di poter trovare un uomo che ti appoggia, che simpatizza, come nel caso del Papa, questo dà coraggio e forza al presidente, come all'istituzione di Al Azhar, ma anche, certamente, a tutti i cristiani dell’Egitto, perché soffriamo di questo terrorismo. Questo viaggio ha avuto anche un’altra importanza: i musulmani si sentono uniti ai cristiani in questa prova degli attentati. I musulmani ci hanno sostenuti e c’è chi dice: “Voi siete i nostri fratelli”. E' anche la testimonianza del risultato di questo viaggio in Egitto.

D. – Per quanto riguarda il dialogo interreligioso, il nuovo incontro tra il Papa e il Grande Imam Al Tayeb, quale progresso ha portato nel dialogo tra cristiani e musulmani?

R. – La cosa essenziale è che il Papa ha fiducia in Al Tayeb e Al Azhar e li incoraggia e supporta, per dire: continuate in questa linea della non violenza. Al Azhar lo proclama, la gente dice: “Sì, ma che fate per realizzarla?”. Dunque, questo potrebbe essere un incoraggiamento: possono contare sul supporto dei cristiani visto l’appoggio che il Papa ha portato.

D. - E infine, padre Samir, per la comunità copta e anche per la piccola minoranza cattolica queste ore trascorse dal Papa al Cairo che significato hanno avuto, secondo lei?

R.  – Per la comunità copta cattolica, che è piccolissima, vuol dire: il Papa si interessa anche a noi che siamo meno di 300 mila. E questo è molto importante. Ma significa anche che il Papa è il "papà" di tutti quanti i cristiani non solo i cattolici, ma tutti i cristiani. Ha testimoniato una fratellanza con tutti quanti. Non c’è una persona esclusa. Questo l’ha mostrato concretamente: il suo abbracciare l’Imam Al Tayeb, come anche il presidente, in modo sinceramente affettuoso, già dice più dei discorsi. Poi, il dialogo con gli ortodossi, fino ad arrivare a un accordo riguardo al Battesimo, questo è un passo avanti che non si poteva immaginare! Infine, come dicevo, riguardo alla piccola comunità cattolica, cioè a tutti i livelli, questo viaggio mostra che noi siamo una famiglia, un popolo, il popolo egiziano: diversi, ma la diversità è un arricchimento, non è un impoverimento. Questo mi sembra il triplice messaggio che questo viaggio rapidissimo ha portato all’Egitto. Sta a noi adesso concretizzarlo nella vita quotidiana.