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India, Forum cristiano chiede maggiore protezione per le minoranze

Fedeli cristiani indiani - AP

Fedeli cristiani indiani - AP

Proteggere la vita, la sicurezza personale e i luoghi di culto della comunità cristiana indiana. E’ la priorità indicata in un rapporto intitolato “Minoranze ai margini: libertà di religione e comunità cristiana in India”, elaborato da una rete di organizzazioni della società civile, congregazioni, Ong e presentato alle Nazioni Unite. Tra le finalità del dossier – riferisce l’agenzia Fides – c’è quella di sensibilizzare il Consiglio Onu per i diritti umani in vista della revisione periodica che riguarda l'India, prevista in questo mese di maggio. Il rapporto, elaborato dopo una serie di consultazioni svolte in varie parti del Paese, si concentra sullo stato della libertà religiosa di cui gode la comunità cristiana in India.

In India i cristiani sono circa 27 milioni
Il dossier smentisce inoltre le presunte attività di proselitismo o la crescita esponenziale dei cristiani in India. Secondo il Censimento effettuato in India nel 2011, gli indù rappresentano il 79,8% (966 milioni), i musulmani 14,23% (172milioni ), i cristiani 2,3% (27 milioni), i sikh 1,72% (20 milioni ), i buddisti lo 0,7% (8,4 milioni), i jainisti 0,37% (4,4 milioni), mentre altri culti minori, come parsi ed ebrei, costituiscono lo 0,6% (7,9 milioni) su una popolazione complessiva di oltre 1,2 miliardi di persone. I dati - rileva il rapporto - mostrano che non c'è stata alcuna modifica significativa delle proporzioni della comunità cristiana all'interno della popolazione indiana, rispetto al precedente censimento del 2001.

Comunità cristiana indiana non omogena
Il rapporto si concentra anche sul contesto politico in India, sulle vulnerabilità delle minoranze religiose, sullo status dei cristiani tribali e dalit, sulla condizione delle donne cristiane. La comunità cristiana in India – si sottolinea infine nel rapporto - non è omogenea e i suoi membri appartengono a varie confessioni religiose. Molte comunità tribali e indigene, chiamate "adivasi", originariamente animiste, si sono poi convertite al cristianesimo, così come i dalit, anche per fuggire dall'oppressivo e discriminatorio sistema castale tipico dell'induismo. Nel contesto attuale, la popolazione cristiana indiana è composta, in gran parte, da dalit e cristiani tribali.