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“Se parlasse la città”, una campagna dell'Ac di Molfetta

Una veduta di Molfetta sotto la neve - ANSA

Una veduta di Molfetta sotto la neve - ANSA

“La città allora si guardò le mani, i suoi centri operativi e operosi, sentì tutta la fatica e l’impegno di chi contribuiva a renderle gangli vitali, operativa impresa, investiva in attività, produceva e lavorava onestamente tra mille impedimenti, tante difficoltà. Percepì come ancora tutto questo non bastasse…”. È con una favola scritta in proprio che l’Azione cattolica diocesana di Molfetta spiega le motivazioni della sua ultima campagna appena conclusa, dal titolo “Se parlasse la città”: un viaggio metaforico e non solo, attraverso una realtà spesso ferita, ma anche incredibilmente bella. Ci racconta questa storia Roberta Barbi:

“Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni di un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto uno scambio di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi”. Così scriveva Italo Calvino nella prefazione del suo capolavoro “Le città invisibili”, che assieme alla Laudato Si' di Papa Francesco ha ispirato l’Azione cattolica della diocesi di Molfetta-Ruvo di Puglia-Giovinazzo-Terlizzi per la sua ultima campagna, “Se parlasse la città”, che ha l’obiettivo di riappropriarsi degli spazi urbani in modo nuovo, consapevole e pieno di rispetto per l’ambiente che ci circonda, come racconta il presidente uscente di Ac Molfetta, Angela Paparella

“Abbiamo provato a catturare la voce della città visitandone i luoghi con i nostri gruppi, dai più piccoli fino ai gruppi degli adulti e da questa visita, da questo sguardo più attento ai luoghi che abitualmente ci capitano sotto gli occhi, che viviamo e che però probabilmente conosciamo poco, è venuto fuori che la città ci parla e ci lancia dei messaggi di richiesta, di presa in carico, di cura e di responsabilità”.

Da questo viaggio emergono luoghi di sfiguramento e di fragilità, ma anche di impegno civile, di lavoro e produzione, di bellezza e di relazione con l’altro, che popolano questi quattro centri ma che possiamo ritrovare in ogni città: sono le periferie, un tema caro a Papa Francesco. Nel manifesto di Ac se ne parla molto, raccomandando di amarle con spirito costruttivo per sottrarle all’imbruttimento e all’abbandono. Per farlo bisogna rendere i luoghi vivibili, pieni di servizi. Le periferie non devono, dunque, essere solo dormitori da cui spostarsi e in cui a insistere nell’attività di animazione sono solo le parrocchie, ma la gente che ci vive deve sentire di avere, lì, le stesse opportunità che avrebbe in centro:

“Molti luoghi feriti si trovano nelle nostre periferie; luoghi particolari di alcune città – a Giovinazzo la ex ferriera oppure la zona della discarica – quelli dove vivono alcuni stranieri, alcuni immigrati; quartieri che potrebbero diventare ghetti; luoghi feriti sono, per esempio, anche i beni confiscati alla mafia a Molfetta. I luoghi della bellezza, invece, sono intanto i luoghi di relazione, i luoghi dove la gente s’incontra, le nostre piazze, il mare che caratterizza due delle nostre città su quattro; sono i luoghi della cultura dove davvero si può crescere insieme”.

Ma le città, oltre a essere fatte di luoghi, sono fatte anche e soprattutto di persone che dovrebbero sentirsi accolte e organizzarsi in comunità. Come è possibile farlo?

“Bisogna insistere e investire sulle relazioni. Abbiamo delle possibilità spendibili, abbiamo dei contenitori culturali… Soprattutto il nostro sogno sarebbe vedere queste città tornare a essere popolate da gente che ci passeggia, da gente che s’incontra, da gente che sta bene insieme, dai bambini che ci giocano; piuttosto che vederle deserte e vedere la gente che si rifugia altrove, vorremmo che alcuni ambienti fossero restituiti ai cittadini e per questo ci vuole la cura, la vigilanza, l’assunzione di responsabilità, il recupero di una cittadinanza attiva da parte nostra, innanzitutto”.

“Se parlasse la città” è solo l’ultima di una serie di campagne sui temi più diversi: dal voto di scambio, all’educazione fiscale, dal gioco d’azzardo, alla comunicazione e le nuove tecnologie. Ac le ha portate avanti facendo rete anche con altre realtà territoriali e associazioni non ecclesiali, lavorando nelle scuole accanto a insegnanti e ragazzi, portando la propria esperienza di fede e dando una testimonianza vera di “Chiesa in uscita”:

“Le nostre campagne hanno proprio questo obiettivo: quello di rendere i nostri percorsi formativi, intanto, visibili, non soltanto rivolti ai nostri associati, ma che possono essere condivisi con tutta la gente di buona volontà. Nel corso degli anni abbiamo proposto all’attenzione delle città diversi temi: sono tutte tematiche che c’invitano non solo a riflettere attentamente, a pensare, a formarci, a capire, a informarci, ma anche a farci pensare, a dare un messaggio positivo a tutti e a metterci la faccia”.