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Emergenza fame per 30 milioni di persone in Africa

Fame e siccità in Somalia - REUTERS

Fame e siccità in Somalia - REUTERS

30 milioni di persone, tra il Sud Sudan, il bacino del Lago Ciad e il Corno d’Africa non hanno cibo e acqua sufficienti per sopravvivere. In Somalia il numero di bambini a rischio di malnutrizione acuta è aumentato, dall'inizio dell'anno, del 50%: sono circa 1,4 milioni quelli che soffrono la fame; 275.000 quelli che nel 2017 rischiano la vita. Di fronte a questa grave emergenza la Caritas e altre organizzazioni stanno intervenendo per portare aiuti e sensibilizzare la comunità internazionale. Tra queste c'è AGIRE, associazione non profit costituita nel 2007, che ha lanciato la campagna “Non Senza di Te” per informare e sostenere il lavoro umanitario delle nove Ong del proprio Network presenti nei Paesi dell’Africa Centro Orientale. Giorgio Saracino ne ha parlato con la portavoce Paola Gennari Santori:

R. – Oggi il mondo sta affrontando il peggior disastro umanitario del ventunesimo secolo, con milioni di persone in Africa sull’orlo della fame. Dobbiamo agire ora per salvare vite umane. È una carestia senza precedenti: ci sono 30 milioni di persone che soffrono la fame; la loro vita è a rischio: non hanno cibo, non hanno acqua e sono colpite da malattie derivanti dalla denutrizione e dalla malnutrizione. Queste malattie colpiscono soprattutto la parte di popolazione più vulnerabile, quindi abbiamo un milione e mezzo di bambini che rischiano di non diventare grandi.

D. - Quali sono i Paesi maggiormente coinvolti?

R. - I Paesi colpiti sono il Sud Sudan, il Corno d’Africa: quindi Etiopia, Somalia e Kenya, e l’area del Lago Ciad: Niger, Nigeria, Ciad e Camerun. Queste persone hanno bisogno di assistenza quindi di cibo, acqua, assistenza e sanitaria. Ad essere colpite da questo fenomeno sono soprattutto le donne.

D. - Quali sono i fattori che maggiormente mettono in ginocchio l’Africa Centro Orientale?

R. - Siccità e cambiamenti climatici, combinati poi con le azioni dell’uomo che hanno un impatto fortissimo: quindi guerre, conflitti che causano movimenti forzati all’interno di questi Paesi. Basti pensare agli attacchi di Boko Haram che  hanno costretto due milioni di persone a lasciare le loro terre. Non dimentichiamo che parliamo di quei Paesi da cui si originano principalmente i flussi migratori che oggi toccano l’Europa e si riversano anche nel nostro Paese. Quindi è arrivato il momento di ragionare in una dimensione globale e quindi pensare che i problemi che si verificano in Africa toccano anche noi. 

D. - Come operano sul territorio le nove Ong di Agire?

R. - Le Ong che fanno parte di Agire sono attive da anni in questi Paesi e quindi conoscono il contesto sociale, il contesto economico. Sono in grado di portare immediato aiuto, immediato sollievo alle popolazioni. L’operatività è in mano a soggetti e organizzazioni e, soprattutto mi preme dirlo in un momento come questo dove siamo sotto gli occhi di tuti con le polemiche degli ultimi giorni, sono organizzazioni presenti sul territorio da anni in maniera molto radicata. Conoscono le popolazioni, sanno come affrontare e portare sollievo a queste persone. Per noi adesso si tratta di arginare questa emergenza. Queste persone hanno principalmente bisogno di cibo, acqua e assistenza sanitaria; questo è quello che noi facciamo attraverso le nostre Ong, intervenendo subito per arginare queste sofferenze che colpiscono milioni di persone.