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Mons. Viganò: la riforma dei media è per servire meglio la Chiesa

Udienza di Papa Francesco alla Plenaria della Segreteria per la Comunicazione

Udienza di Papa Francesco alla Plenaria della Segreteria per la Comunicazione

Si è conclusa oggi la prima Plenaria della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, istituita da Papa Francesco il 27 giugno del 2015. Proprio nel discorso rivolto, ieri, ai membri del dicastero, il Pontefice ha messo l’accento sulla necessità della riforma dei media vaticani per rispondere sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa. Per un bilancio sulla plenaria, Alessandro Gisotti ha intervistato il prefetto della Segreteria per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò:

R. – C’era molta aspettativa, perché il momento è importante, quello della Plenaria. Dice, appunto, che è una realtà, che è un Dicastero della Curia Romana e quindi c’era molta aspettativa e un po’ di trepidazione, perché era la prima che abbiamo organizzato e che abbiamo gestito. E’ stato un momento molto bello, molto importante, arricchente, di incontro di cardinali, arcivescovi, vescovi, laici – abbiamo tre laici membri, di cui due donne – e tutto questo ha significato avere il respiro di una Chiesa veramente universale: dall’Asia all’Africa, dal Libano agli Stati Uniti d’America … Quindi, veramente è stato molto, molto interessante. Il bilancio, ovviamente, è positivo – il nostro; ma è positivo anche quello dei membri che ci hanno non solo ringraziato, ma hanno anche espresso molto apprezzamento per la riforma che il Santo Padre ha voluto, per il lavoro fatto e per il modo con cui questo lavoro è stato fatto, in condivisione con gli organismi della Curia Romana.

D. – C’è qualche documento che verrà pubblicato, come frutto proprio di questa Plenaria?

R. – Abbiamo condiviso, affrontato, dibattuto su un documento sulla cultura digitale; sono state moltissime le riflessioni e gli apporti da parte delle Chiese di tutto il mondo. Ora faremo una redazione, con queste implementazioni, con queste aggiunte, con questi suggerimenti. Tornerà ai membri ulteriormente, per una lettura e una revisione, dopodiché faremo i passi formali perché possa essere pubblicato, questo documento – questo primo documento della Segreteria – sulla cultura digitale.

D. – Ovviamente, un tema questo di grande interesse, presente anche fin dalle prime righe del Motu Proprio che istituisce la Segreteria per la Comunicazione …

R. – Sì, di grande interesse: lo ha ricordato ancora ieri il Santo Padre nel suo discorso. Ma poi devo dire che questo era un documento che già "era nell’aria", perché molto materiale ci è stato passato da due dicasteri che precedentemente all’istituzione della Segreteria per la Comunicazione stavano esattamente pensando di elaborare. Poi penso a quanto sia importante una riflessione della Chiesa sulla cultura digitale non solo per il mondo ad extra, penso all’evangelizzazione, alla catechesi che sono quelle attività di formazione e di trasmissione della fede - ma penso anche alla formazione dei sacerdoti nei seminari … Questo è un tema, tra l’altro, che emerge sempre durante le visita ad Limina, cioè durante le visite dei vescovi delle varie Chiese locali che vengono anche  alla Segreteria per la Comunicazione.

D. – Quali sono i punti che più l’hanno colpita del discorso che Papa Francesco ha rivolto al dicastero?

R. – Papa Francesco, in sostanza, ha sostenuto questo cammino, incoraggiato questo lavoro che – come si può immaginare – è molto articolato, molto complesso e sono in particolare tre gli aspetti che m hanno colpito. Anzitutto, quello di procedere con decisione, una decisione che mette insieme certamente l’attenzione, la mitezza, l’ascolto ma anche la capacità tenace di perseguire gli obiettivi. Il secondo aspetto è il richiamare il fatto che c’è una storia gloriosa, ma noi non siamo chiamati, come Chiesa, ad aprire dei musei ma a seguire modalità nuove per essere presenti nel mondo dove stanno gli uomini e le donne, quindi nessun attaccamento a un passato pur glorioso ma la disponibilità a procedere verso un nuovo sistema integrato – dice il Papa – e a gestione unitaria. Il terzo elemento è quando il Papa ha richiamato il lavoro di squadra, il lavoro di team e nel mondo della comunicazione – in genere nei lavori, ma nel mondo della comunicazione certamente – non si può lavorare in maniera isolata, pensando ciascuno a sé, ma bisogna lavorare in squadra. E il frutto è il frutto della maturità della squadra.

D. – Dopo questa plenaria, quali sono le sue aspettative per il prosieguo della riforma dei media vaticani, anche secondo le indicazioni e l’incoraggiamento di Papa Francesco?

R. – Da un lato, proseguiamo secondo quella tempistica che ci eravamo prestabiliti e che avevamo condiviso e che stiamo condividendo con tutti gli organismi di Curia; quindi, diciamo, non ci sono grandi novità se non sempre molto lavoro: questa fase di accorpamento e ripensamento di una struttura nuova, come ha detto il Papa ieri: non è un insieme, una fusione di dicasteri precedenti, ma è la costruzione ex novo di qualche cosa. Accanto a questo abbiamo delle indicazioni che ci vengono dai membri della Plenaria. La prima è di essere disponibili a incontrare i responsabili della Commissione comunicazione delle varie Conferenze episcopali, magari immaginando degli incontri continentali, mettendo insieme appunto nei vari continenti i vescovi responsabili della comunicazione, per raccontare loro questa riforma e anche per ascoltare da loro le loro esigenze. Il secondo elemento che ci è stato chiesto è quello di mettere in rete le Facoltà di Comunicazione, non solo quelle pontificie romane, ma quelle del mondo, quelle cattoliche del mondo, e questo anche perché si potrebbe offrire un grande aspetto documentale circa la bibliografia internazionale sul tema Chiesa e comunicazione. E il terzo è quello di procedere nei prossimi mesi all’implementazione del documento con le riflessioni dei membri e appunto a procedere poi alla pubblicazione.