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Card. Urosa: in Venezuela c'è un governo totalitario

Proteste in Venezuela - AFP

Proteste in Venezuela - AFP

In Venezuela non si ferma la protesta contro il presidente Maduro. Ieri un altro dimostrante è stato ucciso durante gli scontri con la polizia: dal 4 aprile sono salite a 38 le vittime. In atto ci sarebbe anche una rivolta interna dei militari: decine di ufficiali, denuncia l’opposizione, sono stati messi agli arresti perché contrari alla repressione. Ma il governo nega. Intanto, Lilian Tintori, moglie di uno dei leader anti-regime, Leopoldo Lopez, in carcere da tre anni, ha annunciato per oggi "una protesta di sole donne, senza uomini e senza armi", vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che "cessi la repressione e si restauri la democrazia". Anche la Chiesa denuncia con forza le violazioni dei diritti umani e reclama il ripristino delle istituzioni democratiche. Ascoltiamo il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, al microfono di Alvaro Vargas Martino:

R. – La nostra situazione è molto difficile e molto complessa. C’è una situazione politica gravissima perché il governo vuole instaurare un regime totalitario marxista e questo va contro la Costituzione. Ma il governo ha il controllo di tutti gli organi del potere pubblico, tranne l’Assemblea nazionale. Il governo si trova in una situazione di forza, di potere, ed è molto difficile cambiare questo. Poi, c’è una situazione umanitaria molto grave perché manca cibo, l’inflazione è terribile, non ci sono medicine … un’economia veramente a terra, con gravissimi problemi per il popolo. C’è fame, c’è gente che cerca cibo nei cassonetti … una situazione mai vista nel nostro Paese … In questa situazione la Chiesa va avanti, lavorando: la nostra missione è di evangelizzazione, di attenzione ai fedeli, di predicazione della Parola di Dio e anche di difesa dei diritti della gente, i diritti del popolo, i diritti umani e i diritti civili, i diritti politici, perché noi pensiamo che anche questo faccia parte della nostra missione.

D. – In questo contesto, si può ancora parlare di uno Stato democratico in Venezuela?

R. – Io penso che non si possa parlare di un governo democratico, in Venezuela: non si può parlare di un governo democratico perché il governo e il Tribunale supremo di giustizia hanno bloccato il lavoro del Parlamento, dell’Assemblea nazionale. Quindi, una Nazione senza il Parlamento, cioè senza la rappresentanza popolare che controlli il governo e che legiferi, indica la presenza di un governo totalitario. Ecco perché la nostra situazione non è buona per niente …

D. – Vista la situazione sociale e la crisi umanitaria, si rischia veramente una guerra civile?

R. – Non si può parlare di guerra civile: una guerra civile non è possibile perché la popolazione che non segue il governo non ha armi, non è armata; chi è armato sono le forze armate, l’esercito e poi dei gruppi civili “governativi”, che hanno delle armi. La popolazione democratica è proprio indifesa: non c’è possibilità di una guerra civile; c’è possibilità di un’oppressione della popolazione del Venezuela, questo sì. E c’è la possibilità di gravissimi conflitti, anche violenti. Ma una guerra civile nel senso stretto del termine, non è possibile. Grazie a Dio.