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Francia: ballottaggio presidenziale tra Macron e Le Pen

I due candidati alle presidenziali francesi Le Pen e Macron - ANSA

I due candidati alle presidenziali francesi Le Pen e Macron - ANSA

La Francia si prepara al ballottaggio presidenziale di questa domenica tra il centrista Emanuel Macron, grande favorito con il 63% dei voti secondo i sondaggi, e la leader dell'estrema destra Marine Le Pen con il 37%. A pesare sul voto le minacce del sedicente Stato islamico di "uccidere candidati e personale nei seggi", ma anche, secondo le accuse di Macron, un attacco di pirateria informatica alle caselle postali di vari responsabili legati al candidato, all’Eliseo. La Le Pen, dal canto suo, si trova a fronteggiare diverse contestazioni, l’ultima a Reim, da parte di un gruppo di studenti. I due leader si sfideranno su molti temi caldi per il paese, soprattutto per ciò che riguarda l’Europa, come spiega Matteo Villa, ricercatore sull’Europa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, al microfono di Paola Simonetti:

R. - Ci sono un paio di cose su cui i candidati convergono abbastanza. Sia Le Pen sia Macron hanno dovuto dare una risposta alla minaccia terroristica che si è abbattuta sulla Francia e sull’Europa e quindi entrambi propongono di rafforzare la sicurezza, anche se Le Pen ovviamente gli dà un’enfasi maggiore. Però, per l’Europa cambia molto. Sappiamo, Macron è il candidato centrista, europeista, si è posto su una piattaforma molto pro-europea che quasi nessuno si aspettava in un momento in cui invece il populismo euroscettico domina. Le Pen, invece, per il perfetto personaggio che impersona questa parte dell’euroscetticismo europeo che è il nazionalismo, il tentativo di dare una risposta ai problemi richiudendosi nei propri confini. Nel 2002, Le Pen-padre arrivò al ballottaggio e prese solo il 20 per cento dei voti; pensavo che se Le Pen rimanesse al 40 per cento, sarebbe un raddoppio e quindi sarebbe da considerarsi sicuramente un’avanzata di questo fronte, più timoroso, che tende a chiudersi e non guarda all’Europa come a una possibilità ma quasi come a un nemico”.

D. - Sulla tornata elettorale potrebbe pesare l’incognita di un significativo astensionismo, come hanno paventato alcuni recenti sondaggi...

R. - E’ una Francia particolare, lo sappiamo: arrivano al voto due personaggi che non arrivano dall’establishment. Sono due leader diversi dai partiti normali, tradizionali, che eravamo abituati a vedere. L’astensionismo potrebbe essere frutto del fatto che nonostante Macron abbia impostato la sua battaglia, la sua campagna come una mobilitazione della Francia contro il nazionalismo, di fatto pare che sposti pochi voti e questo potrebbe agevolare sicuramente Le Pen che invece ha un fronte, un nocciolo duro di elettori che molto probabilmente andrà a votare anche tra due giorni.

D. - Intanto però, l’Europa sembra sperare nella vittoria di Macron, candidato sostenuto anche da Obama, per il suo orientamento programmatico...

R. - Il candidato preferito da parte di tutti i maggiori Paesi dell’Europa - Francia, Italia, Regno Unito, Germania - è chiaramente Macron. Questo perché Macron comunque si è posto, come ripeto, nella piattaforma europeista, poi è in continuità – di fatto – con i presidenti precedenti: ha già detto che nel caso vincesse andrebbe subito a Berlino, quello che fanno più o meno tutti i presidenti dalla fine della Seconda Guerra mondiale in poi, per ristabilire questa centralità dell’asse franco-tedesco.