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Guinea: vaccinazione di massa contro un'epidemia di morbillo

Dottoressa di Medici senza Frontiere assiste un bambino - REUTERS

Dottoressa di Medici senza Frontiere assiste un bambino - REUTERS

Un'epidemia di morbillo ha colpito la Guinea, Paese dell'Africa occidentale. Medici senza Frontiere ha lanciato una campagna di vaccinazione di massa, in particolare per i bambini. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati almeno 14 morti e circa 3.500 casi di contagio. Giorgio Saracino ha intervistato Silvia Mancini, epidemiologa di Medici Senza Frontiere:

R. – È stata rilevata in Guinea un'importante epidemia di morbillo a partire dall’inizio dell’anno: da gennaio ad oggi sono stati registrati più di 3000 casi, un aumento assolutamente anomalo. A questi si sono aggiunti 14 decessi a causa della malattia e quindi l'8 febbraio è stata ufficialmente dichiarata l'epidemia. Il Ministero della Salute è chiaramente debole e con mezzi abbastanza limitati; ha bisogno di un supporto. Ed è per questo che Medici senza Frontiere è intervenuta massicciamente per contenere l’epidemia con una serie di èquipe (oltre 100, costituite da 13 persone ognuna), che, distribuite su tutto il territorio, e soprattutto nei distretti maggiormente colpiti (Conakry che conta circa 3 milioni di abitanti e Nzérékoré), sono all’azione per vaccinare i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 10 anni. Il morbillo, da noi considerata una malattia relativamente innocua, in moltissimi contesti, e soprattutto in Africa, uccide ed ha sequele importanti con esiti spesso fulminanti o negativi, esiti di meningiti o parotiti e infezioni respiratorie che, laddove non uccidono il bambino, spesso, lo lasciano disabile.

D. - Di fronte a questa situazione come ha reagito il governo in collaborazione con il Ministero della Salute?

R. – Il governo e soprattutto il Ministero della Salute locale sono particolarmente deboli; già fortemente compromessi perché si tratta di un Paese, di una realtà in via di sviluppo che ha delle risorse limitate. Indebolito soprattutto dall’epidemia di Ebola che qui in Guinea ha avuto inizio e ha mietuto moltissime vittime. Quello che è successo è che molti nuovi nati non sono stati vaccinati durante questo periodo perché i centri sanitari erano stati chiusi, non avevano il personale adeguato. Questo ha comportato un innalzamento della popolazione sensibile. Si tratta di un sistema sanitario che soffre; soffre ancora delle conseguenze dell’epidemia di Ebola che c’è stata, ma soprattutto soffre di una pluriennale carenza di personale adeguato. C’è una nuova epidemia ora in corso. Quello che è necessario, è attuare una concertazione e una risposta chiara ed efficace a livello anche internazionale; c’è bisogno, così come era stato promesso all’indomani dell’epidemia di Ebola, di un supporto chiaro a livello internazionale, a rispetto di questi Paesi che soffrono una pluriennale debolezza.

D. - Durante l'epidemia Ebola la gente si è allontanata dagli ospedali per paura di essere contagiata?

R. - Tantissima, teniamo conto che durante quell’epidemia i centri sanitari sono collassati. Il personale sanitario non era più in grado di dare risposte adeguate perché molti di loro erano morti proprio per rispondere all’epidemia di Ebola e sono state le prime vittime. Questo da un lato. Dall’altro, i centri sanitari sono stati chiusi e la popolazione ha avuto una difficoltà ad avvicinarsi per timore di essere contagiata laddove all’interno dei centri sanitari spesso si recavano persone malate di Ebola.

D. – “Gli intoccabili” è un romanzo testimonianza di Valerio La Martire, operatore umanitario di Medici senza Frontiere

R. - Sì, recentemente uscito, edito da Marsilio Editori, scritto da Valerio La Martire, racconta l’esperienza di medici, di protagonisti che hanno vissuto sulla loro pelle l’epidemia, che hanno lottato contro l’epidemia. Un romanzo testimonianza particolarmente bello, vibrante, che ripercorre la devastazione umana e sociale dell’epidemia e che consiglio a tutti di leggere.


(Giorgio Saracino)