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Pompei: il card. Montenegro presiede la Supplica alla Vergine

La Madonna di Pompei

La Madonna di Pompei

E’ stato il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana a presiedere stamattina presso il Santuario di Pompei, il rito della Supplica della Madonna del Rosario. Una tradizione che si ripete ogni 8 maggio dal 1883 e che richiama nella città migliaia di fedeli che hanno pregato per la pace e per tutti i popoli, per i poveri, gli ammalati, i migranti, i disoccupati. Il servizio di Adriana Masotti:

"O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo ….."

Il card. Montenegro, recita alle 12 insieme ai fedeli, la Supplica alla Vergine del Rosario, una preghiera scritta dal beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario e della nuova Pompei, e recitata in questo giorno in tutto il mondo. Ieri all’Angelus Papa Francesco aveva ricordato questa devozione radicata tra la gente sottolineando la necessità di pregare la Vergine in particolare per la pace. Mi raccomando, ha ripetuto, preghiamo il Rosario per la pace. La supplica alla Madonna ha concluso la celebrazione eucaristica. Nella sua omelia il card. Montenegro ha precisato in che cosa consiste la vera devozione a Maria:

"La devozione a Maria è vera non perché si recitano formule o si è fedeli a tradizioni che arrivano da lontano, ma solo se essa – la tradizione – si fa imitazione e sceglie Maria come modello di fede e di vita cristiana”.

Le letture del giorno, spiega il cardinale, parlano infatti della fede e delle opere. Subito dopo l’annuncio dell’apostolo Pietro i suoi ascoltatori si interrogano sul da farsi perché la Parola e la vita entrino in sintonia:

“Che cosa dobbiamo fare? Ce lo chiediamo anche noi. cosa fare perché la nostra fede non rimanga soltanto devozione esterna, non si limiti a qualche celebrazione e non finisca con il canto finale di qualche Messa? Mi rifaccio alle parole scritte da Giovanni. Giovanni scrive: 'Egli ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze e vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?'”.

La fede autentica dunque non può fare a meno delle opere. E la risposta alla domanda: che cosa dobbiamo fare, prosegue il cardinale Montenegro, è questa:

"Amare sino a dare tutto noi stessi per i fratelli. La fede è dono di Dio e il mondo migliore per viverla è farci dono ai fratelli, soprattutto ai più poveri, ai più disagiati, agli ultimi”.

Pensate a quanto bene verrebbe fuori se tutti noi che oggi recitiamo la Supplica alla Madonna di Pompei decidessimo di fare un’opera concreta di carità, sarebbe già una rivoluzione! - ha detto ancora il cardinale - che ha ricordato le tante forme di povertà e di disagio sociale esistenti a fronte di tanti sprechi. E ha concluso: "è vero che non possiamo risolvere i problemi di tutti ma è anche vero che non possiamo rimanere inerti e indifferenti davanti al grido di dolore e di sofferenza dei nostri fratelli”.