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Elezioni in Algeria: si conferma la maggioranza di governo

Le recenti elezioni in Algeria - REUTERS

Le recenti elezioni in Algeria - REUTERS

Le recenti elezioni parlamentari in Algeria hanno dato nuovamente la maggioranza assoluta ai due partiti di governo: il Fronte di Liberazione (FLN) e il Raduno nazionale per la Democrazia (RND). Possiamo dire che si tratta di un esito che testimonia in generale la stabilità politica del Paese arabo? Giancarlo La Vella ha girato la domanda a Luciano Ardesi, esperto di Nord Africa:

R. - Per quello che riguarda l’assetto istituzionale certamente sì, però a rendere questa stabilità in qualche modo paradossale è il fatto che in realtà chi ha preso più voti sono stati gli oltre due milioni di schede bianche. Quindi, il "partito della scheda bianca" in realtà oggi è il primo partito del Paese. Ed è questo forse il dato che va analizzato meglio.

D. - Rimane quindi una sorta di sopita insofferenza popolare ?

R. - Sicuramente, perché le elezioni di quest’anno, come già cinque anni fa, offrivano un vasto ventaglio di scelte: ci sono stati oltre 50 partiti in lizza, 160 liste indipendenti. Evidentemente gli elettori non trovano più dei rappresentati che in qualche modo siano in grado di portare avanti le proprie istanze. Malgrado le maggioranze schiaccianti nell’Assemblea nazionale, il parlamento è quanto meno al servizio del governo, non ha una propria iniziativa politica autonoma e quindi è diventato più una camera che registra praticamente la volontà del governo. Nel corso degli anni si è creato un distacco con la popolazione, soprattutto in questi ultimi anni, in cui il Paese ha conosciuto una crisi economica molto forte a causa del crollo del prezzo del petrolio.

D. - L’Algeria, tra i Paesi arabi, è quello che rimane un po’ fuori dalle problematiche che riguardano queste realtà. Questo è merito del governo o ci sono altre motivazioni?

R. - La relativa stabilità dell’Algeria negli ultimi anni -  mentre erano in corso le rivolte negli altri Paesi arabi - è dovuta al fatto che il Paese aveva già vissuto questo stagione di rivolta nel 1988 prima e poi all’inizio degli anni Duemila. In quel periodo l’Algeria aveva già fatto la sua transizione verso il multipartitismo, verso l’apertura a una pluralità di partiti, sia laici che islamisti. E questo spiega la ragione per la quale l’Algeria non ha conosciuto il fenomeno della “Primavera araba”. A questo si aggiunge un altro elemento: l’Algeria aveva, come in parte ha ancora oggi, delle risorse economiche tali, per cui ha potuto in tutti questi anni acquistare il consenso della popolazione attraverso aumenti salariali e distribuzione di reddito.

D. - L’emergenza del terrorismo fondamentalista, in auge nel recente passato, è definitamente risolta?

R. - L’emergenza terroristica in quanto tale è terminata, però rimangono in Algeria, sia al Nord che al Sud, nella zona sahariana in particolare, dei gruppi isolati di terroristi, che agiscono, anche se con meno impatto in termini di vittime o anche semplicemente di risonanza nei media e nell’opinione pubblica. Il problema è che la conformazione del territorio algerino rende quanto mai difficile l’eliminazione totale di questi gruppi e quindi è probabile che, anche nei prossimi mesi, ma anche nei prossimi anni, avremo delle azioni di modesto impatto, ma delle azioni terroristiche sul territorio algerino.