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Nigeria: Boko Haram libera 82 ragazze, 113 ancora prigioniere

Alcune delle 82 ragazze di Chibok rilasciate incontrano il Vicepresidente della Nigeria, a Abuja. Le ragazze sono state liberate in cambio di alcuni militanti di Boko Haram.  - EPA

Alcune delle 82 ragazze di Chibok rilasciate incontrano il Vicepresidente della Nigeria, a Abuja. Le ragazze sono state liberate in cambio di alcuni militanti di Boko Haram. - EPA

Dopo lunghe trattative sono state liberate 82 tra le ragazze rapite da Boko Haram. Prigioniere dall’aprile del 2014 insieme ad altre 134 studentesse, sono state accolte dal vicepresidente nigeriano nella capitale Abuja. Delle 276 rapite, 57 riuscirono a scappare nelle prime ore, 21 sono state rilasciate ad ottobre con la mediazione della Svizzera e della Croce Rossa internazionale, 113 sono ancora prigioniere. Giorgio Saracino ne ha parlato con Anna Bono, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa presso l’Università di Torino.

R. - La vicenda delle ragazze di Chibok - le studentesse di una scuola secondaria - inizia nel 2014, esattamente il 15 aprile del 2014, quando nella notte nel collegio in cui stavano dormendo hanno fatto irruzione dei militanti di Boko Haram, il gruppo terrorista islamista che agisce nel Nordest della Nigeria, sequestrandone 276.

D. - 82 rilasciate nel weekend scorso, 21 a ottobre. In cambio di chi?

R. - 82 ragazze sono state liberate, altre 21 erano state consegnate in libertà ad ottobre. Per le prime si era detto che la liberazione era uno scambio di prigionieri, ma la notizia era stata smentita, non si era sicuri. Oggi invece è ufficiale che queste 82 ragazze sono ste scambiate con dei miliziani di Boko Haram detenuti nelle carceri nigeriane. Ciò che non si sa ancora - e forse non si saprà mai - è quanti di questi prigionieri siano stati liberati in cambio.

D. - Boko Haram è ancora così forte e presente sul territorio?

R. - Boko Haram esiste ancora. E' molto ridimensionato, nel senso che da oltre un anno una campagna internazionale contro l’organizzazione ha avuto un esito positivo: i territori molto vasti che negli anni precedenti Boko Haram era risuscito a conquistare e a controllare sono stati liberati. Il gruppo oltre tutto si è diviso in due fazioni: non è più in grado di controllare vasti territori. In compenso, però, non ha smesso - anzi ha intensificato - gli attacchi suicidi che solo dall’inizio dell’anno sono più di 30 e che purtroppo, come negli anni passati, vedono come protagoniste quasi sempre delle bambine costrette a farsi saltare in aria nei mercati o in altri luoghi affollati.

D. - Qual è il rapporto, se c’è, di Boko Haram con l’Is?

R. – Più di un anno fa il leader del gruppo aveva proclamato l’affiliazione allo Stato islamico. Aveva annunciato di aver creato un’enclave dello Stato islamico in Nigeria.

D. - C’è il rischio che in questi tre anni qualche ragazza rilasciata sia stata radicalizzata e plagiata?

R. - Questo è un problema che è stato discusso, affrontato. Il rischio c’è ed è stato preso in considerazione. Sicuramente ci sono delle ragazze che sono state plagiate. Nell’ultimo anno è emerso che delle ragazze - probabilmente le più giovani - siano state convertite a forza, sposate a forza e ormai condividano l’ideologia dei mariti.

D. - Qual è il destino di queste ragazze? Che cosa le aspetta?

R. - Vedremo quale sarà la sorte di queste 82 ragazzine. Di sicuro quella delle 21 liberate a ottobre non è delle più rosee, perché da allora ancora non sono ritornate a case. C’è il timore che, rimandate a casa, possano essere vittime di attentati, di violenze. E quindi queste 21 ragazze vivono sotto protezione del governo nigeriano. A quanto pare hanno visto i genitori solamente a Natale e con visite controllate e molto strettamente regolamentate.