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Specola Vaticana: Conferenza su buchi neri e sfide della cosmologia

Immagine dello spazio - ANSA

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“Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo”: il tema di una Conferenza, da domani a venerdì, presso la Specola Vaticana, a Castelgandolfo, nei pressi di Roma. L’evento vuole celebrare l’eredità scientifica del cosmologo e sacerdote belga mons. Georges Lemaître, ritenuto il padre della teoria del Big-Bang, già direttore della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1960 al 1966, anno della sua morte. La Conferenza - organizzata con il contributo dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) - è stata presentata stamane nella Sala stampa Vaticana, presenti padre Guy Consolmagno, planetologo, direttore della Specola Vaticana, e i cosmologi padre Gabriele Gionti, Alfio Bonanno e Fabio Scardigli. Il servizio di Roberta Gisotti:

Cosa è successo nei primi istanti del Big Bang, quando da un Atomo originario avrebbe avuto inizio tutto? Qual è il destino ultimo del cosmo? Quali sono i limiti della moderna cosmologia? Scopo della Conferenza sarà proprio di incoraggiare un proficuo scambio tra cosmologia teorica e osservativa, per capire quali sfide scientifiche potranno essere esplorate nel prossimo futuro. Tra gli scienziati di tutto il mondo ospiti, vi saranno il premio Nobel della Fisica Gerald’t Hooft e Roger Penrose e i cosmologi George Ellis, Andrei Linde e Joe Silk.

“The Observatory was founded in 1891 by Pope Leo XIII, to show the world that the …”

Ha ricordato padre Consolmagno che la Specola Vaticana “è stata fondata nel 1891 da Papa Leone XIII per mostrare al mondo che la Chiesa sostiene la scienza buona. Ma per fare questo – ha aggiunto - è necessario avere una scienza buona”, sperando che  l’incontro di questa settimana “possa rivelarsi come un esempio di scienza veramente emozionante!”.

A rievocare il genio di padre Lemaître, il cosmologo padre Gionti della Specola Vaticana:

“Nel 1927 pubblicò questo famoso articolo nel quale faceva vedere che l’allontanamento delle galassie era dovuto ad una nuova cosmologia, che nasceva da una soluzione delle equazioni della relatività generale di Albert Einstein, che erano state scoperte da poco. Tuttavia, lui fu una persona molto modesta e umile: non pubblicizzò mai abbastanza questa sua scoperta, che è fondamentale”.

Tra i quesiti più attesi nella Conferenza: Cosa accadrebbe se cadessimo dentro un buco nero? La risposta del cosmologo Bonanno, dell’Osservatorio Astrofisico di Catania:

“Una prima risposta che lascia tutti basiti è la seguente: ‘All’interno di un buco nero, lo spazio diventa tempo e il tempo diventa spazio’. Questa può apparire come una battuta: in realtà non è così. Ma questa è la soluzione matematica dell’interno di un buco nero. E poi ci sono altri misteri matematici: sembra, dall’equazione di Einstein, che sia possibile utilizzare i buchi neri per avere una collezione di universi, uno attaccato all’altro. Ora, la domanda è: sono oggetti matematici oppure hanno una dignità scientifica? Speriamo di poter dire qualcosa o di poter intuire qualcosa in questi giorni, alla Specola Vaticana”.

Una conferenza che segna un momento epocale per la moderna cosmologia, ha sottolineato ancora p. Gionti:

“La cosmologia moderna ha dei grossi ‘mostri’ contro cui combattere, attualmente. Da una parte, questo oggetto strano che non sappiamo ancora decifrare e che è la materia oscura, per cui appunto gli astronomi rilevano che nelle galassie ci dovrebbe essere una materia aggiuntiva, grazie alla quale spiegare le velocità radiali, come ruotano le galassie, però questa materia aggiuntiva non si vede e non sappiamo ancora la sua natura. In inglese si chiama la dark matter, che è circa il 30 per cento della materia totale dell’universo. E poi, abbiamo il problema della dark energy: nel 1998, dalla misura di alcune supernove di tipo 1A è stato rivelato che l’universo non solo si espande, decelerando, ma in realtà accelera e questa accelerazione – che in fisica è sintomo della presenza di una forza che è contraria alla gravità – non sappiamo ancora cosa sia. Lemaître aveva capito questo oggetto che si chiama energia oscura, ma proprio perché è oscura non sappiamo bene cosa sia. Pensate che l’energia oscura è il 68-69 per cento della massa di energia totale dell’universo: quindi siamo di fronte ad un problema sostanziale per la cosmologia contemporanea”.

Da qui l’importanza di rilanciare di un dialogo fruttuoso nella comunità scientifica, ha spiegato il cosmologo Scardigli del Politecnico di Milano:

“Lo scopo di questa conferenza è esattamente questo: cercare – in qualche modo – di far dialogare o mettere insieme queste due grandissimi costruzioni teoriche della fisica del XX secolo, che sono da una parte la relatività generale e dall’altra la meccanica quantistica, che si parlano ma ancora forse non si capiscono completamente tra di loro, per così dire”.