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Corea del Sud, Moon Jae-in è il nuovo Presidente

Sostenitori di Moon Jae-in festeggiano davanti ai risultati del voto                                                                                                             - AFP

Sostenitori di Moon Jae-in festeggiano davanti ai risultati del voto - AFP

La Corea del Sud al voto in anticipo di un anno: l’affluenza alle urne ha sfiorato il 90%. Il nuovo Presidente è Moon Jae-in. Avvocato e attivista dei diritti umani, Moon Jae-in ha promesso la riapertura del dialogo con Pyongyang. Con più del 40% delle preferenze ha sconfitto i due rivali Ahn Cheol-soo e Hong Jun-pyo. Giorgio Saracino ne ha parlato con Rosella Ideo, esperta di Storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale:

R. – I nove anni della signora Park sono stati davvero deludenti, nel senso che le promesse elettorali che aveva fatto sono state assolutamente disattese, come quella di ridurre il divario enorme che invece si è sempre più approfondito tra i grandi ricchi del Paese e una massa di popolazione che ha risentito della dimenticanza della signora Park riguardo ai loro problemi. In Corea del Sud abbiamo avuto un aumento della disoccupazione giovanile che è arrivata a circa il dieci percento della popolazione, la popolazione anziana è ancora assolutamente esposta alla povertà e alla solitudine quindi ci sono anche nuovi poveri. La signora Park ha tessuto una rete di corruzione incredibile.

D. - Moon Jae-in, leader del partito democratico, è stato eletto Presidente della Corea del Sud. Cosa ci può dire di lui? 

R. - È un avvocato dei diritti umani che era stato molto legato all’ultimo presidente Roh Moo-hyun, un presidente progressista che tra l’altro era ben noto perché con il suo predecessore aveva aperto la strada al dialogo e alla cooperazione con la Corea del Nord, dialogo poi troncato dai due successivi presidenti conservatori di cui la Park è l’ultimo esponente. Si è dichiarato riformista in economia, la materia che preoccupa di più i coreani, conservatore per quanto riguarda la sicurezza e cioè favorevole a pressioni e sanzioni contro la Corea del Nord, ma nello stesso tempo dedicato apertamente ad un dialogo con la Corea del Nord per cercare di togliere questa enorme tensione che si è creata soprattutto con l’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

D. - Come cambieranno per quanto riguarda la Corea del Nord e gli Stati Uniti gli equilibri in politica estera?

R. - Trump ha alzato molto l’asticella, direi forse fin troppo, con la Corea del Nord, con questo show di forza, approfittando tra l’altro di un vuoto di potere nella Corea del Sud, perché sapeva benissimo che ci sarebbero state le elezioni, ma ha accelerato tutti i tempi sia facendo pressioni sulla Cina, sia mandando questo show di forza che ha terrorizzato ovviamente i nordcoreani poco prima che si istallasse un vero e proprio presidente in Corea del Sud, in questo periodo di transizione di potere. .

D. - Un dato che sorprende è la grande affluenza alle urne. Si parla del 90%. Come mai? Quali sono le preoccupazioni principali che spingono così tanta gente ad andare a votare?

R. - Per quello che riguarda tutta la popolazione sudcoreana anche gli ultimi sondaggi rilevano che le preoccupazioni principali restano l’economia, la disoccupazione  giovanile e il desiderio di avere un governo che non sia corrotto, quindi più trasparente di quello precedente. Arrivano anche i problemi con la Corea del nord che sono stati ingigantiti da questo intervento poco opportuno – come è stato definito da Moon Jae -in - di Trump, che ha alzato una tensione che era già molto alta perché non c’era dialogo.