Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Chiesa \ Chiesa nel mondo

Nord Sinai. Cristiano ucciso da un gruppo armato

Poliziotti a Giza, in Egitto - EPA

Poliziotti a Giza, in Egitto - EPA

Un gruppo di uomini armati ha ucciso a colpi di pistola un cristiano egiziano, all’interno di un negozio di barbiere. L’esecuzione – riporta l'agenzia Asianews -  è avvenuta nella tarda serata del 6 maggio scorso nella città di Al-Arish, capoluogo del governatorato del Nord Sinai già teatro nelle scorse settimane di un’ondata di violenze contro la minoranza religiosa che ha causato la fuga di centinaia di famiglie. Nella zona operano bande armate e gruppi jihadisti affiliati allo Stato islamico, che contendono il controllo del territorio alle forze di sicurezza del Cairo.

Già uccisi altri 7 cristiani nel Sinai Settentrionale in queste settimane
L’ultimo attacco di una lunga serie è giunto all’indomani di una nuova minaccia lanciata da Daesh, che annuncia ulteriori attentati contro cristiani e loro proprietà nella regione. Il gruppo jihadista ha rivendicato l’assassinio in un breve messaggio diffuso nella giornata di ieri sull’agenzia ufficiale del “Califfato” Aamaq. Fonti ufficiali della sicurezza riferiscono che la vittima è il 50enne Nabil Saber Ayoub. Prima di lui nel Sinai settentrionale erano stati uccisi altri sette cristiani, nel contesto di attacchi perpetrati da jihadisti affiliati all’Is.

Da dicembre 75 cristiani vittime del terrorismo jihadista
In totale dal dicembre scorso sarebbero almeno 75 i membri della minoranza religiosa (il 10% circa del totale della popolazione) a essere morti sotto i colpi dei fondamentalisti islamici. Fra questi le vittime delle esplosioni alle chiese del mese scorso e i fedeli deceduti nel contesto dell’attacco contro la cattedrale copta di san Marco in Abassiya, al Cairo, a dicembre.

La campagna di violenze aumentata dopo la deposizione di Morsi
I gruppi egiziani affiliati all’Isis promuovono da tempo una insurrezione nell’area, colpendo nell’ultimo periodo quanti vengono accusati di essere informatori delle autorità. I sequestri e le uccisioni brutali servono da deterrente per l’intera popolazione. La campagna di violenze si è intensificata alla fine del 2013, in seguito alla deposizione e all'arresto dell’ex presidente Mohammad Morsi, leader dei Fratelli musulmani, movimento ora fuorilegge.