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Centrafrica: agguato contro l'Onu, uccisi quattro caschi blu

Militari dell'Onu in Centrafrica - REUTERS

Militari dell'Onu in Centrafrica - REUTERS

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha fermamente condannato l’agguato avvenuto in Centrafrica, nel quale hanno perso la vita quattro caschi blu cambogiani della Missione delle Nazioni Unite Minusca. Un casco blu marocchino risulta disperso. Si tratta dell’attacco più sanguinoso ai reparti internazionali dalla fine delle operazioni militari francesi nell’ottobre del 2016. L’azione, che è stata attribuita al gruppo armato anti-Balaka, dà un’immagine del Centrafrica ancora densa di contrasti interni, in cui bisogna ancora lavorare per realizzare una piena pacificazione. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Luigi Serra, esperto di Africa e docente all’Orientale di Napoli:

R. – E’ un Paese in chiara crisi derivante da divisioni interne, da instabilità economica, direi socioeconomica, a causa anche della lacerazione che il Paese sta vivendo in maniera endogena e indigena: endogena perché sollecitata da forze esterne, che hanno tutto l’interesse a tenere il Centrafrica allineato con le aree di crisi più a nord ben note; indigena perché la spartizione del potere comporta divisioni basate su rapporti di forza fra le fazioni. Il Centrafrica intero avrebbe risorse, avrebbe prospettive di interlocuzione autorevole nei rapporti industriali, commerciali con numerosi partner, inclusa la Cina.

D. – E’ un po’ la storia di tanti Paesi africani: grandi ricchezze naturali, ma incapacità politica di redistribuire queste ricchezze a tutta la popolazione…

R.  – Esattamente. Incapacità politica che, nella fattispecie del Centrafrica, come del Mali o del Niger, della Guinea, va a sposarsi con il grande tasso di corruzione e quindi di adattamento delle forze di volta in volta dominanti in collusione con gli interessi di sfruttamento di quelle ricchezze, a tutto danno delle popolazioni locali, che “galleggiano” su un mare di ricchezze che sarebbero sfruttabili e fruibili in un regime di democrazia e di equa distribuzione delle ricchezze fra le élites e il popolo. Ma questa cosa non accade come fenomeno in questo millennio. Ci sarebbe invece da attendersi un millennio che dovrebbe erigere a motivazione per l’Africa, nei suoi destini, nelle sue aspettative di progresso, due obiettivi: il rispetto della dignità umana e il senso della democrazia, cose non ancora realizzate.

D.  – Quanto gli appetiti internazionali stanno influendo sull’instabilità del Centrafrica?

R. – Moltissimo. I vecchi colonizzatori e i nuovi colonizzatori in nome dell’ultima facies della colonizzazione, che è la mondializzazione, hanno tutto l’interesse a sabotare gli affannosi tentativi di stabilizzazione, così come le speranze di risorgere dalle ceneri coloniali, postcoloniali, perché in questo modo si consente una spartizione fra i grandi del mondo senza lotte dell’intera Africa. Spostiamoci di latitudine e di orizzonte: la ipotizzata quadri-ripartizione della Siria può essere un esempio di queste strategie.