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Clima: Trump rinvia decisione su abbandono Accordo di Parigi

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump - AFP

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump - AFP

Nessuna decisione in merito agli accordi Parigi sul clima, prima di aver partecipato al G7 di Taormina. Lo ha annunciato il presidente degli Stati Uniti, Trump, che proprio dello smantellamento delle politiche dell’ex presidente Obama in difesa dell’ambiente ha fatto uno dei punti forti della sua campagna elettorale. Una uscita quella degli Usa dagli accordi di Parigi, che potrebbe mettere la parola fine all’intesa. I particolari da Paola Simonetti:

Consultare i suoi consiglieri, pro e contro alla permanenza degli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi, mantenere dunque una posizione di ascolto il cui epilogo, per una decisione finale, sarà il G7 di Taormina, in programma il 26 e 27 maggio prossimi. Queste le intenzioni del presidente Trump, che sembra prendere tempo per una risposta definitiva sull’eventuale abbandono dell’intesa siglata dal suo predecessore, Obama, proprio mentre numerosi appelli a fare marcia indietro sulla decisione di lasciare l’accordo gli giungono da molta parte della comunità internazionale. Un atteggiamento, tuttavia, quello di Trump più formale che sostanziale, secondo Mario Del Pero, docente di Storia degli Stati Uniti all'Istituto di studi politici di Parigi SciencesPo:

“Si mostra una posizione moderata, in una certa misura conciliante, quasi di apertura che stride sia con quello che era stato il programma elettorale del candidato Trump, sia con tutti i primi testi dell’amministrazione Trump, che sta procedendo rapidamente a uno smantellamento di tutte quelle regolamentazioni introdotte con Obama, atte a contrastare il cambiamento climatico attraverso una politica – anche abbastanza severa – di riduzione delle emissioni nocive. E quindi è difficile mettere in asse queste scelte politiche interne con una reale volontà diplomatica di rispettare gli impegni assunti a Parigi nel 2015”.

Ma la strada di Trump per lo smantellamento delle politiche ambientali adottate da Obama, potrebbe non essere totalmente spianata, nonostante l’appoggio di molte lobby territoriali che ne trarrebbero vantaggio su produttività e competitività: anche consiglieri e ministri chiave del presidente statunitense, infatti, sono divisi sull'argomento, tanto da far saltare per la seconda volta alla Casa Bianca una riunione decisiva. Sentiamo ancora Del Pero:

“Dentro l’amministrazione ci sono posizioni diverse. Nel Paese ci sono Stati e municipalità, che conducono le loro battaglie e che hanno agito come gruppi di pressione, come delle lobby abbastanza incisive ed efficaci. Quindi, la deregulation trumpiana in materia ambientale potrebbe cozzare contro un ostacolo con il quale, con tutt’altro schieramento, si è dovuto confrontare lo stesso Obama, cioè le resistenze interne che in un sistema di potere federale, di poteri decentrati come quello americano, può esercitare una qualche influenza. Resta però il fatto che le posizioni di Trump nel negare la realtà o la portata del cambiamento climatico e i rischi per il pianeta, sono diffuse e popolari dentro il mondo repubblicano. Quindi, manca anche l’incentivo politico”.

Un rifiuto, quello degli Stati Uniti a proseguire sulle azioni sancite nella conferenza sul clima di Parigi, che potrebbe essere determinante sull’intesa raggiunta nel 2015, come conclude Mario Del Pero, docente di Storia degli Stati Uniti all'Istituto di studi politici di Parigi CiancPo:

“Se confermata nel tempo, sarebbe una pietra tombale su quell’accordo secondo cui gli Stati Uniti sono la principale potenza inquinante, ed è chiaro che l’assenza degli Stati Uniti fa venir meno una leva sugli altri soggetti, a partire dalla Cina”.