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Ordinari cattolici di Terra Santa: rispettare diritti dei detenuti

Un carcere - ANSA

Un carcere - ANSA

Nelle carceri israeliane, dal 17 aprile, è in atto uno sciopero della fame da parte dei prigionieri politici palestinesi. Una protesta, secondo il suo promotore Marwan Barghouthi, leader di Al-Fatah in carcere da 15 anni, “per la libertà e la dignità”. Sono circa 1.800 i prigionieri, su un totale di 6.500, che da tre settimane rifiutano il cibo. Gli ordinari cattolici di Terra Santa - riferisce l’agenzia Sir - hanno diffuso nei giorni scorsi una nota in cui si esortano “le autorità israeliane a sentire il grido dei prigionieri, a rispettare la loro dignità umana e ad aprire una nuova porta verso la costruzione della pace”.

Si lavori per la liberazione di ogni essere umano
“I detenuti - si legge ancora nella nota - invocano il rispetto dei loro diritti umani e della loro dignità, come riconosciuto dal diritto internazionale e dalla Convenzione di Ginevra”. “Come cristiani - si sottolinea inoltre nella nota - siamo inviati a lavorare per la liberazione di ogni essere umano e per la creazione di una società umana in cui ci sia uguaglianza per tutti, israeliani e palestinesi”.

La pastorale nelle carceri israeliane
Prosegue intanto l’impegno della Chiesa cattolica locale nelle carceri di Israele. Un impegno che rientra nella pastorale delle carceri del Patriarcato latino di Gerusalemme, voluta più di 20 anni fa dall’allora Patriarca, oggi emerito, Michel Sabbah. Padre David Neuhaus ne è il responsabile e coordina un team di oltre 10 persone, tra cui sacerdoti, religiosi e religiose e laici: “Attualmente - sottolinea padre Neuhaus - assistiamo un centinaio di detenuti cristiani, tra loro anche donne e qualche ortodosso”. (A.L.)