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Papa al Celam: lottiamo accanto ai poveri contro la corruzione

Logo del Consiglio episcopale latino americano (Celam) - RV

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A 300 anni dal miracoloso rinvenimento nel fiume Paraiba in Brasile della statua della Madonna di Aparecida da parte di tre poveri pescatori, il Papa ha inviato un messaggio a tutti i vescovi latinoamericani, riuniti da ieri nella città di San Salvador, per la Plenaria del Consiglio episcopale (Celam) dei 22 Paesi dell’area, dedicata al tema “Una Chiesa povera per i poveri”. Francesco si dice fortemente preoccupato per la corruzione che pervade il continente americano. Il servizio di Roberta Gisotti:

Tre secoli dopo quell’evento miracoloso la Signora di Aparecida – scrive il Papa nel suo messaggio reso pubblico dal Celam – “ci fa crescere nella fede e ci immerge in un cammino di apostolato”, di cui Francesco segnala tre aspetti. 

Anzitutto i tre pescatori, uomini poveri con famiglie che vivevano nell’insicurezza del vivere quotidiano, a contatto con la generosità e l’inclemenza del fiume. Un’immagine che riporta – osserva il Papa – alla difficoltà di vita di tanti nostri fratelli. E ciò che più duole – denuncia – è come sia quasi normale vederli fronteggiare “uno dei peccati più gravi che affligge il nostro continente: la corruzione, questa corruzione che spiana le vite sommergendole nell’estrema povertà. Corruzione che distrugge popolazioni intere sottomettendole alla precarietà. Corruzione che, come un cancro, va divorando la vita quotidiana” delle persone.

Il secondo aspetto è Maria, una madre è attenta, che accompagna la vita dei suoi figli. E va dove non si spera. “Nella storia di Aparecida – ricorda il Papa - la incontriamo nel fiume avvolta nel fango. Lì aspetta i suoi figli, lì sta con i suoi figli in mezzo alle loro lotte e ricerche”.

Terzo aspetto è l’incontro di questi uomini con Maria. Infatti, le reti non si riempirono di pesce ma di una presenza che riempì la loro vita e diede loro certezza che nei loro propositi e lotte non erano soli. Reti “che si trasformarono nella comunità”, quella del “popolo credente che si confessa peccatore e salvato, un popolo forte e ostinato, consapevole che le sue reti, la sua vita, sono piene di una presenza che lo incoraggia a non perdere la speranza”.

Da qui l’esortazione di Francesco: “Aparecida non ci porta ricette ma chiavi, criteri, poche grandi certezze per illluminarci, soprattutto, per accendere il desiderio di liberarsi di tutte le cose superflue e ritornare alle radici, all’essenziale, all’attitudine che piantò la fede nella Chiesa primitiva e dopo fece del nostro Continente la terra della speranza”. “Aparecida - ha concluso il Papa - chiede di rinnovare la nostra speranza nel mezzo di tante ‘inclemenze’”. “Quanto dobbiamo imparare – ha detto – dalla fede della nostra gente!”. “Non temiamo di sporcarci per la nostra gente e non temiamo il fango della storia per riscattare e rinnovare la speranza.”