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Azzardo, la bozza del governo non piace a Regioni e associazioni

La bozza del governo sull'azzardo non piace alle associazioni - ANSA

La bozza del governo sull'azzardo non piace alle associazioni - ANSA

Il governo pensa di ridurre del 30% il numero di slot machine. Un modo per diminuire i casi di ludopatia, ma per le associazioni che si occupano di contrastare l'azzardo, la bozza dell'esecutivo è troppo timida. Ieri la conferenza Stato-Regioni è saltata proprio per le divisioni tra chi appoggia il disegno dell'esecutivo e chi vuole una linea più dura. Alessandro Guarasci:

Almeno 80 miliardi è quanto giocano ogni anno gli italiani. Secondo la fondazione Visentini, il 44% dei cittadini tra i 18 e i 75 anni ha giocato almeno una volta nell'ultimo anno, l'1% i giocatori problematici. La bozza del governo prevede che si passi da quasi 400 mila apparecchi del 2016 ai 264 mila di fine 2017. Matteo Iori, della campagna no al gioco d'azzardo: 

“Per la prima volta, si riduce la quantità di giochi sul territorio e si riduce anche la loro capillarità. E’ anche vero che però nella riduzione di questi tipi di gioco – cioè, si parla solo delle slot – nulla si dice su altre macchine che sono le “Vlt”, le Video-lottery, che sono macchine che a vederle sembrano come le slot ma in realtà sono molto più aggressive, molto più pericolose, anche da un punto di vista economico perché si perdono molti più soldi. Ecco, di queste non si dice nulla. E’ che qui bisogna ragionare molto di più sui giochi che resteranno”.

Nella bozza del governo si prevede una distanza minima di 150 metri delle sale dove si gioca da scuole, luoghi di culto e Sert. Gli enti locali potranno interdire il gioco per 6 ore. Una misura troppo timida per molte regioni. Viviana Beccalossi, assessora al Territorio della Regione Lombardia:

"Gli stessi luoghi sensibili che nella proposta del governo sono tre: i luoghi di culto, le scuole e forse i “Sert”, mentre noi invece mettiamo anche i centri di aggregazione giovanili e quelli per anziani perché riteniamo che – lo dicono i nostri Servizi sociali – siano centri molto particolari e sensibili perché vedono, appunto, la presenza di soggetti a rischio di gioco d’azzardo patologico".

Anche Iori vede nella proposta del governo molti limiti:

“Si parla di modificare le macchine, le attrezzature, le slot che saranno all’interno delle sale, ma senza specificare in modo chiaro in che modo saranno messe salvaguardie ulteriori per ridurre le patologie. Quindi non si tiene in conto, per esempio, il documento dell’Osservatorio del Ministero della Salute che aveva specificato invece in 12 punti quali fossero gli interventi tecnologici che si sarebbero potuti mettere in atto per ridurre la pericolosità delle macchine”.

Nell'industria dell'azzardo lavorano circa 150 mila persone, lo 0,6% del Pil. Ancora Viviana Beccalossi:

“Io ritengo che uno Stato che pensi di fare cassa usando le persone più fragili come bancomat, è uno Stato che dev’essere messo in discussione. Credo che le risorse che introita dal gioco d’azzardo 'lecito' possano essere risparmiate tagliando spese assolutamente inutili. Credo che questi posti di lavoro possano essere riconvertiti dialogando con queste lobby".

Insomma, la bozza del governo sembra che sia un punto da cui partire, ma che lascia ancora scontenti in troppi.