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Corea del Sud: speranze della Chiesa dopo elezione di Moon Jae-in

Il neo presidente sud coreano Moon Jae-in - EPA

Il neo presidente sud coreano Moon Jae-in - EPA

"I cittadini del nostro Paese hanno affidato al nuovo presidente una grande responsabilità. Offro preghiere a Dio perché gli dia forza e sapienza per affrontare le difficili sfide che la Corea affronterà”. E’ quanto sottolinea in un messaggio il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seul, riferendosi all’elezione del nuovo presidente della Corea del Sud Moon Jae-in. In particolare l’auspicio espresso dal porporato è che il neo capo di Stato, cattolico, avvocato e difensore dei diritti umani, persegua “la giustizia, la pace e il bene comune, soprattutto nella cura dei più vulnerabili”.

Gli auspici del vescovo di Daejeon
In una intervista rilasciata al Sir, anche mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo della diocesi di Daejeon, ha espresso i propri auspici. "Sono tanto contento perché adesso la Corea può finalmente voltare pagina e iniziare una nuova storia”. Con questa elezione – ha spiegato il presule – “il popolo ha detto basta ed ha votato per mettere una parola fine al passato”. La Corea – ha aggiunto il vescovo – esce da un periodo di impasse. Un periodo segnato lo scorso anno da scandali e casi di corruzione che ha coinvolto non solo la ex presidente Park Geun-hye ma anche i colossi delle maggiori case industriali del Paese.

Nuove speranze per la penisola coreana
Anche sul fronte delle relazioni con la Corea del Nord, la nomina di Moon Jae-in lascia sperare. “Negli ultimi anni - ha detto monsignor You - i rapporti tra le due Coree sono crollati. Adesso bisogna ritrovare nuovo dialogo e nuovo rapporto, capire come convivere insieme nella pace”. In questo senso, fanno sperare le primissime dichiarazioni rilasciate dal neo-presidente riguardo alle relazioni sia con Washington sia con Pyongyang dopo giorni di forte tensione. “Se fosse necessario - ha detto il neo capo di Stato sudcoreano - volerei a Washington immediatamente” ed “anche a Pechino e a Tokyo”.

Moon Jae-in: pronto ad andare a Pyongyang
Per rilanciare il dialogo, necessario a fermare la minaccia nucleare, il presidente Moon Jae-in si è detto disponibile ad andare “nelle giuste circostanze” anche  a Pyongyang”. “Sono dichiarazioni “importanti”, ha sottolineato il vescovo di Daejeon. “È fondamentale che la Corea del Sud non sia un Paese che generi una nuova tensione ma svolga un ruolo di riconciliazione anche nel campo internazionale, contribuendo a costruire ponti di pace nella regione asiatica e nel mondo”.

Chi è Moon Jae-in
Avvocato e difensore dei diritti umani, Moon Jae-in è un cattolico praticante e il suo nome di Battesimo è Timoteo. Il primo presidente cattolico nella storia della Corea del Sud è stato Kim Dae-jung. Nel 2000 vinse il Premio Nobel per la pace proprio “per il suo impegno nella ricerca della democrazia e dei diritti umani nel suo Paese e nell’intera area del sud-est asiatico e, in particolare, per i tentativi di riappacificazione con la Corea del Nord”. Il vescovo di Daejeon si è infine soffermato sulle priorità che ora attendono il nuovo presidente per ridare nuovo slancio al Paese: “il nuovo presidente - ha concluso - dovrà essere, e lo è, un uomo aperto, disponibile a lavorare con tutti, capace di creare un clima di fiducia e di dialogo con tutte le componenti del Paese. Stessa attitudine è chiesta con la Corea del Nord. Bisogna aprire strade nuove, intraprendere vie di dialogo e di riconciliazione, trovare nuove soluzioni per convivere nella pace”. (A.L.)