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Rogo a Centocelle. Promosse manifestazioni di solidarietà

Fiori in ricordo delle tre sorelle morte a Centocelle - ANSA

Fiori in ricordo delle tre sorelle morte a Centocelle - ANSA

Mentre proseguono le indagini sull’origine del rogo, che martedì notte ha provocato nella capitale la morte di tre sorelle Rom, il Consiglio d'Europa scrive al governo italiano auspicando misure urgenti per assistere i sopravvissuti e richiamando l’attenzione sulle cattive condizioni di vita nei campi di tutto il Paese. Intanto a Roma si moltiplicano i gesti di solidarietà. Nel pomeriggio una preghiera verrà recitata proprio sul luogo della tragedia e per domani gli abitanti di Centocelle hanno promosso una manifestazione nel loro quartiere. Ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, si è tenuta una veglia, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. Al microfono di Adriana Masotti, ascoltiamo Paolo Ciani della Comunità:

R. – La Comunità di Sant’Egidio ha voluto dare un segno chiaro, perché di fronte a questa sciagura, frutto della violenza, che ha portato alla morte di tre sorelle - ieri il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, ha parlato di tre figlie di Roma ed è vero, perché sono due bambine e una ragazza nate e cresciute nei nostri quartieri e nelle nostre vie - abbiamo ritenuto necessario fermarci, chiamare tutta la cittadinanza, i Rom, chi voleva esser vicino, le istituzioni perché di fronte a una tragedia così grande bisogna fermarsi, bisogna far silenzio, bisogna pregare come credenti e interrogarci su come possa essere accaduto e perché non deve più accadere.

D. – C’è stata una forte partecipazione alla veglia…

R. – La partecipazione è stata molto grande ed è stata un momento di grande commozione. Era presente la mamma, alcuni fratelli, la zia e poi molti altri Rom e molti cittadini comuni. Abbiamo pensato tutti a queste ragazzine come a nostri figli, e penso che in un momento di tragedia come questo, richiamare un senso di umanità sia molto importante. E poi, il fatto che si trattasse di due bambine e di una giovane Rom è un elemento in più perché spesso nella nostra città, e nelle nostre città, i Rom sono considerati “altro”, sono considerati un “loro” distante da un “noi”. In realtà, il problema è che dobbiamo ricordarci – e ieri è stato un esempio molto bello in questo senso – che siamo tutti un “noi”.

D. – Anche la comunità ebraica romana si è fatta sentire e ha detto che "è un dovere morale non restare indifferenti al dolore e alla sofferenza che colpiscono questa città”. Oggi una preghiera proprio nel quartiere dove sono morte le ragazze, a Centocelle, a cui partecipano anche altre associazioni e cittadini …

R. – E’ stato mons. Marciante, il vescovo del Settore Est della città, dove è accaduta questa tragedia, a volere questo momento perché in questi giorni si sono sentite voci anche diverse, alcune un po’ scomposte, che si sono levate, ma c’è stata anche una grande solidarietà, un grande smarrimento di tante persone: molti hanno portato dei mazzi di fiori, dei messaggi … E quindi, il fatto di riunirsi con il quartiere, con chi vuole partecipare proprio sul luogo della tragedia sarà un modo anche visibile, anche fisico per riunire le persone intorno alla famiglia e intorno a questa tragedia.

D. – Certamente, anche le condizioni di vita di queste persone, di queste famiglie Rom hanno il loro peso; e qui, insomma, entra in gioco il Comune, le istituzioni e tutta la politica che esiste oggi in Italia riguardo ai Rom …

R. – Sì, c’è da interrogarsi di fronte a un nucleo di 13 persone con nove minori che vivono in un camper, nella capitale d’Italia, nel XXI secolo: ecco, dobbiamo interrogarci sul fatto che non si può, nella nostra città, vivere in questo modo. Allora bisogna trovare delle soluzioni. Sui Rom da tempo si parla dell’inserimento abitativo, di superare il modello dei campi che è un modello di segregazione, che è un modello di isolamento: queste persone non sono più nomadi. Il papà delle vittime è nato a Roma, la mamma in Emilia, vivono qui da sempre … Quindi, è chiaro che noi dobbiamo uscire da schemi vecchi, anche di approccio rispetto a queste popolazioni, e lavorare seriamente per un’inclusione sociale che poi premia tutti, perché chi vive meglio in città, fa vivere meglio anche chi gli è accanto.