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Siria: martedì a Ginevra nuovo round di colloqui

Tabqa, Siria - AP

Tabqa, Siria - AP

Dialogo intra-siriano: si terranno a Ginevra dal 16 al 19 maggio prossimi nuovi colloqui. Lo ha annunciato  l'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Intanto, sul terreno, l’Is sferra una controffensiva a Tabqa contro le milizie curde. Si stemperano invece le frizioni Usa-Turchia sulla decisione americana di dare armi ai curdi. Il servizio di Elvira Ragosta:

Per l’inviato speciale Onu de Mistura nel dialogo tra governo e opposizione per la soluzione della crisi siriana serve un approccio più pragmatico. Il prossimo round di Ginevra servirà ad ottimizzare i risultati raggiunti nell’ultimo incontro ad Astana, organizzato da Russia, Turchia e Iran, che ha portato a un'intesa per creare zone di de-escalation nel Paese. "Vogliamo connettere per quanto possibile questi risultati con un orizzonte politico”, spiega De Mistura, sottolineando che il cessate il fuoco o una de-escalation non funzioneranno mai in assenza di un orizzonte politico a lungo termine.

Intanto, sul terreno, ieri i miliziani del sedicente Stato islamico hanno lanciato una controffensiva nel Nord della Siria, a Tabqa, dove sorge una diga strategica, conquistata nei giorni scorsi dalle milizie curde. La lotta all'Is prosegue anche in Iraq: il capo di stato maggiore dell'esercito ha annunciato che le operazioni per liberare la zona di Mosul ancora assediata dai jihadisti si concluderanno entro 2 settimane.

Infine, sul clima teso tra Turchia e Usa riguardo alla fornitura americana di armi ai curdi siriani - considerati terroristi da Ankara - ieri il ministro della Difesa Usa Mattis ha incontrato il premier turco Yildirim. Nel comunicato finale viene ribadita la posizione Usa di difendere la Turchia, alleato Nato. Mattis ha poi confermato che la priorità per l’esercito degli Stati Uniti è sconfiggere l’Is.

Sul nuovo round di colloqui intra-siriani tra governo e opposizione in programma a Ginevra la prossima settimana, Elvira Ragosta ha intervistato Giusy Regina, direttore di Arabapress.eu:

R. – Intanto, saranno dal 16 al 18-19 maggio, quindi un tempo molto breve rispetto ai precedenti, e de Mistura diceva proprio che voleva fare un approccio molto più pragmatico, questa volta, cioè battere il ferro finché è caldo per ottimizzare alcuni risultati potenzialmente promettenti, proprio dell’incontro di Astana organizzato da Russia, Turchia e Iran. E da questo spunto è venuto fuori che cosa? Innanzitutto, un cessate-il-fuoco che sia più completo e poi la selezione di queste quattro zone di de-esclation nel Paese. Ora, de Mistura vuole che questo cessate-il-fuoco sia attuato completamente, per evitare incidenti violenti, per creare anche un ambiente favorevole per i negoziati.

D. – De Mistura ha sottolineato che il cessate-il-fuoco o una de-escalation non funzioneranno mai in assenza di un orizzonte politico a lungo termine. Dunque, verso quale direzione si potrebbe andare, in questi nuovi colloqui?

R. – Sicuramente, bisognerà trovare una soluzione politica in quanto una vittoria militare sembra non essere – per fortuna – di un immediato futuro; però, connettere i risultati di Astana con un orizzonte politico diventa indispensabile affinché funzioni il cessate-il-fuoco, affinché funzionino le zone di de-escalation.

D. – Quali sono i passi che possono essere intrapresi per aiutare la popolazione siriana?

R. – Le due idee in ballo sono: i corridoi umanitari oppure, appunto, creare queste zone per permettere ai civili di salvarsi dalla guerra. Questa idea, è importante precisarlo, già qualche anno fa fu proposta ma rifiutata dal regime siriano, Iran e Russia e anche l’ex presidente Obama non era d’accordo, in quanto disse che non erano effettivamente “pratiche”. Con l’arrivo di Trump, invece, la politica americana nei confronti del conflitto siriano è cambiata, come sappiamo; e Trump ha riproposto questa idea e questa volta “sorprendentemente” è stata accettata sia da Russia, Turchia, Paesi del Golfo e Giordania, anche se respinta ancora da Iran e dal regime di Assad.

D. – Fuori dall’accordo di Astana, il sedicente Stato Islamico che continuerà a essere combattuto da tutti. E cambiando fronte, nella lotta all’Is, a Mosul, in Iraq, il capo di stato maggiore dell’esercito iracheno ha detto che l’offensiva per liberare i quartieri ancora assediati sarà completata entro le prossime due settimane. Secondo il generale, meno di mille jihadisti sono asserragliati ancora in diversi quartieri occidentali di Mosul, inclusa la città vecchia, facendosi scuso di 450 mila civili: siamo in direttiva d’arrivo, per la liberazione di Mosul?

R. – Stando a quello che dicono il capo di stato maggiore e anche il colonnello James Browning, a capo dei consiglieri americani presso il comando della brigata irachena, sembrerebbe di sì. Intanto, il 4 maggio scorso le forze irachene che fino ad adesso avevano premuto da Sud e da Est, hanno aperto un nuovo fronte da Nord, lanciando questa offensiva appoggiata dagli aerei americani che dai quartieri settentrionali della città hanno mosso verso il centro della città vecchia. Sembra che i miliziani islamisti stiano tentando di mantenersi aperte le strade dei quartieri in loro possesso proprio per poter poi usare le autobombe guidate da attentatori-suicidi, però sembra che – a detta, appunto, del colonnello James Browning – non abbiano né uomini a sufficienza né risorse militari per difendere tutte le posizioni che in teoria hanno. Ovviamente, i civili iracheni continuano a morire e i progressi delle forze governative sul terreno comunque procedono con difficoltà. Mosul resta in effetti l’ultimo bastione del califfato in Iraq e gli uomini di al Baghdadi sembrano decisi comunque a volerlo difendere fino all’ultimo.