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RDC, confermato caso di Ebola. Msf: attenzione ma non allarme

Virus Ebola - AP

Virus Ebola - AP

Nel nord della Repubblica Democratica del Congo torna la paura per Ebola, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato un caso mortale nel distretto di Likati, provincia di Bas Uele. Tre anni fa ci furono 40 morti nel Paese per l’epidemia, diffusa prevalentemente in Guinea, Sierra Leone e Liberia che uccise complessivamente oltre 11.000 persone. Massimiliano Menichetti ha intervistato François Dumont di Medici Senza Frontiere:

R. – A Kinshasa abbiamo una squadra di emergenza sempre pronta a rispondere a questo tipo di emergenze. È un’equipe di 14 persone partite dalla capitale verso questa zona nel Nord della Repubblica democratica del Congo. Si tratta di medici, infermieri, logisti, specialisti in igiene e promozione alla salute e un epidemiologo. Ricordo che c’è un caso di Ebola confermato in laboratorio, nove casi sospetti di cui tre mortali. Quindi andranno lì prima per valutare e, eventualmente, stabilire un centro di trattamento dove curare e isolare i pazienti per provare a fermare la catena di contagio e la trasmissione della malattia.

D. - Come si interviene in una situazione di questo tipo concretamente?

R. - Concentriamo la nostra azione sui centri di trattamento, quindi trattare i sintomi perché non c’è cura per questa malattia, e possiamo isolare i pazienti sospetti. Poi bisogna cercare tutte le persone che sono state in contatto con i malati e sensibilizzare la popolazione per fare in modo che le regole di igiene vengano rispettate per fermare la trasmissione ed evitare che il contagio abbia luogo nei centri di salute  e nelle comunità.

D. – Voi ribadite: “Non bisogna creare allarmismo” …

R. – La Repubblica Democratica del Congo ha visto varie epidemie di Ebola negli anni, l’ultima nel 2014. Sono rimaste abbastanza contenute. Qui ovviamente si tratta di una zona molto isolata - direi fortunatamente - nel senso che non si tratta di una zona urbana, però dobbiamo comunque essere molto cauti e prudenti, lo ha ribadito anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo mandiamo un’equipe: per provare a fermare la diffusione del virus e tagliare la catena di trasmissione della malattia.