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Francia: Macron nomina nuovo premier Edouard Philippe

Il presidente francese Macron e il nuovo premier Philippe - AFP

Il presidente francese Macron e il nuovo premier Philippe - AFP

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato primo ministro Edouard Philippe, gollista moderato, e lo ha incaricato di formare il nuovo governo. Intanto per il neopresidente francese oggi il primo impegno internazionale con l’incontro a Berlino col cancelliere tedesco, Angela Merkel. Lo stesso Macron, nei suoi primi discorsi da capo dello Stato, ha parlato della realizzazione di una Francia forte in un’Europa nuova. Ma quali sono le strade percorribili per riformare l’Unione? Giancarlo La Vella ne ha parlato con Andrea Santini, docente di Diritto Internazionale ed europeo all’Università Cattolica di Milano:

R. – Le proposte per un rilancio dell’Unione si sono moltiplicate nel corso degli ultimi mesi, soprattutto in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma celebrato il 25 marzo. Le direzioni da seguire sono diverse, per cui occorrerà lavorare su diversi fronti. Uno di questi è senz’altro il potenziamento dell’unione economica e monetaria. Ci sono varie idee in campo: per esempio, quella di un rafforzamento della capacità di bilancio della zona euro; si tratta di uno dei temi rilevanti. Oltre a questo c’è poi sicuramente il fronte dell'immigrazione: la crisi migratoria degli ultimi anni ormai ha sicuramente posto in evidenza anche delle grosse spaccature tra gli Stati membri ed è assolutamente necessario che, anche a partire dalle proposte che la Commissione ha avanzato negli ultimi mesi, si possano compiere passi in avanti nella costruzione di un’autentica politica europea dell’asilo e dell’immigrazione. Un terzo fronte è quello poi della sicurezza. Gli attentati terroristici degli ultimi anni hanno posto in evidenza l’esigenza di potenziare lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Unione, anche sul versante della cooperazione giudiziaria in materia penale e tra servizi di intelligence, in maniera tale da accrescere la capacità dell’Unione e dei suoi Stati membri di fronteggiare il rischio terrorismo.

D. – Potrebbe tornare sul tavolo anche il discorso di un’Europa “a due velocità”?

R. – Io credo che sia assolutamente inevitabile che torni sul tavolo, perché le prospettive di sviluppo sono tutte ambiziose. Difficilmente potranno tutte trovare consenso da parte di tutti gli Stati membri, considerando anche che prossimamente è destinato ad uscire dall’Ue il Regno Unito ma questo non significa che tra gli altri 27 Stati sarà facile trovare ampi consensi. Quindi senz’altro lo strumento della “cooperazione rafforzata” dovrà essere quello sul quale puntare per poter segnare dei passi in avanti in questi diversi campi. Cooperazioni rafforzate sono d’altra parte concetti richiamati anche proprio nei documenti più recenti, in termini più o meno chiari, più o meno netti e ambigui, con riferimento alla necessità di un’integrazione che debba anche procedere a velocità diverse. Questa tematica ritorna spesso, perché questa è probabilmente una strada inevitabile per poter uscire da questa fase di crisi, ormai prolungata, del progetto di integrazione europea.

D. – Un’Europa nuova potrebbe passare attraverso la parziale restituzione agli Stati membri di una certa sovranità?

R. – Questo processo di integrazione senz’altro in questi ultimi anni ha anche visto un riappropriarsi da parte degli Stati di posizioni di maggior rilievo, potremmo dire. Probabilmente, quello che si deve tenere in conto è che l’Unione Europea deve riuscire a fare di più sulle grandi questioni e, probabilmente, di meno su quelle questioni riguardo alle quali è possibile restituire competenza agli Stati membri, senza che questo nuoccia al processo di integrazione.