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Mons. Paglia: famiglia, teoria gender è arretramento culturale

Giornata Onu delle famiglie

Giornata Onu delle famiglie

“Famiglie, educazione e benessere”: è il tema che le Nazioni Unite hanno voluto dare all’odierna "Giornata Internazionale delle Famiglie". Nell’intervista di Debora Donnini, mons. Vincenzo Paglia, gran cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, si sofferma su alcuni temi inerenti la famiglia, a cominciare dai maggiori pericoli a cui oggi è esposta e sulle cose urgenti da fare:

R. – C’è anzitutto un problema culturale, rappresentato dalla destrutturazione di quel “noi” che è all’origine della stessa istituzione familiare. Nel contesto esasperatamente individualista della società contemporanea, purtroppo, questa dimensione del “noi” è stata ferita radicalmente. Ecco perché è assolutamente urgente ridare dignità alla famiglia come luogo di edificazione della stessa società.

D. – Uno dei temi che si discutono a livello internazionale è la questione del gender. In proposito il Papa ha sottolineato che una cosa è che una persona abbia una tendenza, dicendo che le persone sempre vanno accompagnate; una cosa diversa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. “Queste – ha detto – io le chiamo ‘colonizzazioni ideologiche’”. Ecco, questo tema dell’insegnamento del gender nelle scuole si va sempre più diffondendo…

R. – Il Papa disse già in una delle sue catechesi sulla famiglia che in realtà, questa cosiddetta “teoria del gender” è un arretramento culturale rispetto al bisogno che la società ha di ritrovare la forza della differenza. È la rimozione della differenza ad essere un problema, non la soluzione. Il tema del rapporto tra l’uomo e la donna non si risolve abolendo la dimensione naturale, facendo scattare il pendolo nella prospettiva culturale. L’uomo e la donna devono parlarsi di più, devono ascoltarsi di più, devono volersi bene di più e trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. È in questo senso che si ricompone la differenza come motore della storia. In questo senso il Papa ha ragione doppiamente: non solo non si può imporre ad altri, ancor più se è un arretramento.

D. – Nella nota dell’Onu su questa Giornata si sottolineano le buone pratiche per l’equilibrio tra lavoro e famiglia, per aiutare i genitori nei loro ruoli educativi. Oggi, però, sembra che sempre più importanza venga data all’insegnamento “statale”, invece di riconoscere il ruolo primario dei genitori nell’educazione dei figli…

R. – Credo che sia indispensabile ridare centralità culturale, educativa, alla famiglia appunto come dimensione primaria del tessuto della società. La storia della pedagogia ci mostra quanto sia importante l’articolazione dei rapporti, compresa quella della gerarchia all’interno della famiglia. Certo, la storia ha mostrato anche le inadempienze, le deviazioni: pensiamo ad esempio ad un certo maschilismo, ad una sorta di gerarchizzazione rigida dei ruoli. Ma non c’è dubbio che, aiutati anche dallo sviluppo delle scienze umane, le famiglie devono ritrovare la forza educativa al loro interno con una nuova alleanza anche con la società, con la scuola, con le altre istituzioni come quella del lavoro.

D. – C’è poi un tema che è quello del sostegno economico alle famiglie, che nei diversi Paesi – penso all’Europa – trova applicazioni differenti. Ci sono Paesi dove la natalità è di fatto sostenuta e altri no. Ecco, bisogna tornare a sostenere il valore dei figli per la società anche con aiuti economici seri?

R. – Io credo che sia indispensabile sostenere con l’aiuto economico non solo la dimensione dei figli ma l’intera famiglia, in tutte le sue articolazioni. Ecco, io credo che sia assolutamente indispensabile una riflessione anche sul lavoro delle donne, perché non vengano costrette a scegliere tra lavoro e maternità. Ugualmente, è assolutamente indispensabile sostenere soprattutto in società complicate come le attuali, la genitorialità. E mi riferisco soprattutto alle società occidentali, le quali stanno vivendo spesso una sorta di deserto generativo. Anche il numero dei figli significa il futuro di una società o altrimenti la morte di essa. Ecco perché non legherei in maniera meccanica aiuto economico e figli. Ma non c’è dubbio che un tale legame è indispensabile per favorire una cultura della generazione e del rapporto tra le generazioni.