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Crotone. Misericordie e Libera: mafia pervasiva, non accada mai più

Crotone, l'ingresso del Cara di Isola di Capo Rizzuto - ANSA

Crotone, l'ingresso del Cara di Isola di Capo Rizzuto - ANSA

Condanna e disapprovazione da parte di tutto il mondo del volontariato relativamente all’inchiesta sul Cara di Isola di Capo Rizzuto, che ha portato all’arresto di 68 persone legate al locale clan della ‘ndrangheta degli Arena. Coinvolti nel business dell’accoglienza dei migranti anche Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese della Confraternita delle Misericordie, e don Edoardo Scordio, parroco della Chiesa di Maria Assunta, i quali domani saranno ascoltati dal giudice delle indagini preliminari. Intanto il mondo del terzo settore rivendica il suo impegno e s’interroga sulle strategie per portare maggiore trasparenza. Il servizio di Marco Guerra:

Intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Sono queste le accuse della procura di Catanzaro nei confronti della rete che gestiva il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto. Il più grande d’Europa. La Confraternita delle Misericordie ha commissariato la sezione calabrese, inviando il consigliere nazionale Alberto Corsinovi sul posto per prendere il controllo della situazione. Sentiamo il presidente nazionale delle Misericordie Roberto Trucchi:

R. – Sì, è stato inviato per cercare di capire un po’ qual è la situazione reale in questo momento a Isola; cercare di dare continuità al servizio del centro, tentare di riallacciare un po’ i rapporti con quello che rimane della Misericordia che abbiamo però deciso di commissariare; il commissariamento è praticamente già in atto. Sul posto è già presente il commissario che gestirà la Misericordia nei prossimi giorni.

D. – Le vicende che ruotano intorno all’inchiesta porteranno – immagino - alle dimissioni, all’estromissione di don Scordio e di Leonardo Sacco dalle Misericordie …

R. – Don Scordio è il co-rettore della Misericordia. Di solito questa figura è nominata dall’ordinario diocesano, quindi è il vescovo che lo nomina. Poi la confederazione ne prende atto. Devo dire che tra l’altro, almeno da quando sono presidente, don Scordio ricopriva già questa carica da anni. Presumo che spetti al vescovo nominare un nuovo co-rettore della Misericordia di Isola; ci metteremo in contatto naturalmente con il vescovo e cercheremo di capire come fare questo passaggio. Per quello che riguarda Leonardo Sacco, è stato eletto all’interno del collegio regionale, quindi sono state le Misericordie della Calabria che lo hanno eletto. Presumo quindi che entrambi decadranno dal ruolo che ricoprono.

D. – Voi giustamente affermate: “Otto secoli di storia non vengono cancellati da questi fatti” …

R. – La Misericordia nasce a Firenze nel 1244. Nasce per rispondere alle esigenze della popolazione in difficoltà. Le misericordie hanno attraversato guerre, pestilenze, disastri e ancora oggi sono al servizio delle popolazioni. Evidentemente nel dna c’è qualcosa di forte, di grande, che ci consente di andare avanti. Continueremo a farlo nel servizio sanitario, nei servizi sociali, nel servizio di accoglienza. Sicuramente questa situazione potrebbe creare qualche dubbio nelle persone; noi diciamo che chi ci conosce, le comunità, sanno cosa sono le Misericordie e cosa fanno.

D. – Il tema della trasparenza e degli interessi economici inevitabilmente si intreccia con il sistema dell’accoglienza dei migranti …

R. – Certo, è un tema abbastanza impegnativo e complicato. Io credo che tutti insieme, con le istituzioni, ma anche con tutto il terzo settore con il quale ci stiamo già confrontando su questo argomento, dobbiamo collaborare. È chiaro che poi l’applicazione di tutta una serie di norme è sempre demandata agli uomini, quindi gli errori sono possibili. Però, veramente, è un momento un po’ particolare per noi e per tutti. Noi diamo la disponibilità anche a tutte le realtà del terzo settore di metterci attorno ad un tavolo per cercare di capire qual è il sistema migliore per gestire l’accoglienza. Probabilmente se ci sono stati degli errori, dobbiamo studiare e capire davvero dove poter intervenire. Credo che la trasparenza debba essere messa al primo punto. Non si può prescindere da questo. Anche un minino dubbio può intaccare quanto di buono poi viene fatto, quindi francamente credo che questo sia davvero l’obiettivo primario.

D. – Questi fatti di cronaca sono condizionati anche dalla gestione emergenziale del flusso migratorio?

R. – Questo è chiaro. È chiaro che l’emergenza porta ad avere queste problematiche, quindi il sistema deve essere strutturato. Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto una grande attività di attenzione su quelle Misericordie che nascevano dall’oggi al domani e spesso legate a situazioni per richiesta di gare di appalto. Non abbiamo accolto diverse richieste di Misericordie, abbiamo escluso alcune Misericordie che non ci davano la sensazione di essere associazioni che svolgevano le proprie attività con lo spirito proprio delle Misericordie. Faremo ancora più attenzione su questo. Io rivolgo l’appello a tutti i volontari perché ognuno nelle proprie realtà, nelle proprie comunità, vigili perché le proprie realtà siano realtà vere e di misericordia, che abbiamo un loro co-rettore spirituale all’interno, che faccia il proprio lavoro e faccia il proprio servizio. È chiaro che in questo momento siamo tutti un po’ colpiti da quanto è accaduto, perché una cosa veramente molto, molto brutta e molto grande.

Biasimo e sconforto è espresso dai delegati locali di Libera, l'associazione da sempre impegnata nella lotta alla mafia sul territorio. Le parole della delegata della Locride Deborah Cartisano:

R. – Questo è un dramma gravissimo, un dramma che ci sconvolge perché non ci si aspettava una cosa del genere. Sicuramente siamo sconvolti da questo. Fare un business sull’accoglienza, su queste persone che si aspettano da noi aiuto, dev’essere un campanello d’allarme per tutta la società civile perché non possiamo, sicuramente non possiamo fare in modo che ciò accada nel futuro … E’ difficile. E’ difficile vedere questo perché purtroppo poi getta una cattiva luce su tutti, e non è giusto, perché invece ci sono tantissime associazioni, tante realtà che lavorano senza neanche essere poi riconosciute o conosciute; quindi, essere poi confusi con queste situazioni bruttissime significa che il danno è per tutti, ma soprattutto per chi invece lavora onestamente, per chi lavora in questo campo da anni.

D. – “Libera” porrà attenzione anche a quelle situazioni del terzo settore? Purtroppo, c’è il pericolo di infiltrazione nel terzo settore …

R. – Guardi, quello c’è ovunque. Non possiamo pensare che ci siano dei settori in cui la ‘ndrangheta, le mafie, non cerchino di mettere mano: quello vale per tutti i settori. Purtroppo, l’attenzione è questa. Noi, facendo avvicinare a noi delle realtà, cerchiamo di essere veramente attenti e puntuali, però queste infiltrazioni possono esserci dappertutto. Noi, per quello che possiamo, li teniamo alla larga dalle nostre associazioni, dalle nostre realtà; purtroppo, la ‘ndrangheta riesce a essere pervasiva: la ‘ndrangheta sa dove c’è il business e purtroppo il business in questi anni è stato l’accoglienza. Cioè, bisogna fare attenzione in tutti gli ambienti: purtroppo, nessuno è esente.