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Card. Hummes: un Sinodo per l’Amazzonia, segno di vicinanza agli indigeni

Una immagine della valle del Tapajós, nel cuore dell'Amazzonia - ANSA

Una immagine della valle del Tapajós, nel cuore dell'Amazzonia - ANSA

“Il Santo Padre ci ha detto che vorrebbe un Sinodo per i popoli amazzonici”. E’ quanto affermato da mons. Salvador Piñeiro García-Calderón, arcivescovo metropolita di Ayacucho e presidente dei vescovi peruviani, intervistato dall’Osservatore Romano in occasione della visita ad Limina. Proprio su questa importante notizia confidata dal presule peruviano, Cristiane Murray ha intervistato il cardinale Cláudio Hummes, presidente della Rete Ecclesiale Pan-amazzonica (Repam):

R. - Questa è una notizia molto importante nella direzione di una Chiesa più inculturata, con un volto più amazzonico, una Chiesa impegnata nella difesa dell’Amazzonia che rischia di essere distrutta, devastata, degradata! Prima di tutto ci sono pochi missionari in Amazzonia. C’è una grande mancanza di presenza più vicina ai popoli indigeni soprattutto all’interno dell’Amazzonia. Questa presenza fisica della Chiesa attraverso i sacerdoti, diaconi è molto precaria. Gli indigeni si lamentano di questo, vorrebbero che la Chiesa sia più vicina; forse una volta era più vicina, però oggi per tanti motivi questa presenza è diminuita. Inoltre c’è la questione dell’inculturazione: dare un volto amazzonico, vuol dire una Chiesa che è inculturata nelle culture originarie del luogo. C’è un lungo cammino da fare e un Sinodo potrebbe incoraggiare, indicare delle vie in questo senso... potrebbe, prima di tutto, incoraggiare questo processo di inculturazione. Sarebbe un momento senz’altro molto fruttuoso per la Chiesa in Amazzonia.