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Venezuela: 48 morti da inizio proteste, è emergenza umanitaria

Scontri a Barquisimeto, nel nord del Venezuela - EPA

Scontri a Barquisimeto, nel nord del Venezuela - EPA

Continuano le violenze in piazza in Venezuela, dove da inizio aprile sono morte 48 persone nelle proteste contro il presidente in carica Nicolas Maduro. Prevista per oggi una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per affrontare la situazione, mentre nel Paese continua l’emergenza umanitaria dovuta anche alla crisi economica, tanto nelle città quanto nel crescente numero di rifugiati. Il servizio di Michele Raviart:

Sono circa 30 mila i venezuelani che hanno lasciato il loro Paese per la crisi e sono ora ammassati alla frontiera con il Brasile. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha inviato una missione di osservatori per monitorare la situazione. Tra le persone fuggite oltreconfine, centinaia appartengono alle popolazioni indigene. 400 di loro vivono in condizioni precarie nei dintorni di Manaus, nell’Amazzonia brasiliana, e tra di loro, negli ultimi mesi tre bambini sono morti di polmonite. Situazione al collasso anche a Pacarima, al confine, dove scuole e ospedali locali non riescono a gestire l’afflusso di venezuelani, in un clima dove non mancano minacce xenofobe e sfruttamento della prostituzione. In Venezuela la crisi economica sta avendo ripercussioni sulla salute dei cittadini. Riferisce l’Unicef che rispetto allo scorso anno sono morti il 30 per cento di bambini in più entro il primo anno d’età e il 64 per cento in più delle donne durante la gravidanza o entro le sei settimane dal parto. Difficile anche la vita quotidiana nelle città, come spiega da Caracas il prof. Francisco Pellegrino dell’Università Cattolica Andrés Bello, intervistato da Emanuela Campanile:

"C’è tanta paura per la nostra quotidianità perché bisogna fare lunghe file per ottenere il pane, devo prendere dei provvedimenti varie settimane prima per poter tenere lo zucchero, il latte, il caffe … E comunque mi manca sempre qualcosa. E mi reputo una persona fortunata. Vorrei trasmettere invece la disperazione della casalinga che non trova il pane, non si trovano farmaci su un campione di 40 farmacie della capitale. Quindi non oso pensare all’interno del Paese dove la percentuale di assenza di medicine per curare il diabete o l’ipertensione è quasi del cento percento!"