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Venezuela, i vescovi: nel Paese barbarie e violenza

Le proteste in Venezuela - AP

Le proteste in Venezuela - AP

“Un 'no' totale alle morti violente, frutto maligno del disprezzo della vita, dell’odio di Caino contro Abele e del rifiuto del comandamento divino ‘Non uccidere'”, perché “lo stato di cose a cui ci ha condotto l’attuale sistema politico è ragionevolmente ingiustificabile, eticamente illegittimo e moralmente intollerabile”. Lo ha ribadito mons. Diego Padrón, arcivescovo di Cumana e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, nel suo discorso di apertura della 43.ma Assemblea straordinaria in corso in questi giorni a Caracas. L’Assemblea - riferisce il Sir - è stata convocata d’urgenza a causa “dell’estrema gravità della situazione” nazionale, con manifestazioni pacifiche dell’opposizione represse con la forza dal governo e decine di vittime, arresti e violazioni dei diritti umani. I vescovi denunciano con forza, nuovamente, “il binomio fatidico repressione-morte, che ha reso dolorosa e triste la quotidianità nazionale”: “In nome di Dio, ripetiamo: siamo interpellati ogni giorno dai numerosi segni di morte presenti nel discorso ufficiale intimidatorio, dai gesti aggressivi, dall’immagine militarista, dalla mentalità di dominio e conquista, gli atti di prepotenza, la condotta arbitraria, le progressive restrizioni alla libertà, la macchia della corruzione, la distruzione dell’agricoltura e di tutto il sistema produttivo, il crollo dell’educazione, l’impunità di fronte al crimine, la continua fuga di cittadini e famiglie”.

Nel Paese quadro di barbarie e violenza
Tutto ciò, ha affermato mons. Padrón, “configura un quadro di barbarie e violenza che era in gran parte sparito dalla nostra cultura. Stiamo tornando indietro, verso una anti-cultura di morte”. “Lo stato di cose a cui ci ha condotto l’attuale sistema politico – ha sottolineato il presidente dei vescovi venezuelani – è ragionevolmente ingiustificabile, eticamente illegittimo e moralmente intollerabile. Non è un giudizio giuridico o politico ma morale e spirituale, di stampo profetico, che chiede una sincera conversione delle menti e dei cuori, per portare frutti di rinnovamento, giustizia e riconciliazione”. “E’ il momento di un esame di coscienza - ha proseguito - di una ribellione spirituale e morale dei leader e dei cittadini perché promuovano all’interno di sé un cambiamento radicale della situazione del Paese. La legittima protesta in strada deve essere pacifica e rispettosa delle persone e delle proprietà, e un segnale di resistenza etica e civile”. Come avevano già detto lo scorso 17 dicembre “è nostro obbligo invitare tutti i dirigenti politici, economici e sociali, di qualunque segno e colore, a mettersi a fianco del popolo”.